Carissimi fratelli e sorelle della comunità di Apice, in queste ore il nostro paese è avvolto da un dolore grande, di quelli davanti ai quali le parole sembrano insufficienti e il cuore fatica persino a comprendere ciò che è accaduto.
La tragedia che ha coinvolto tre fratelli della nostra comunità ci lascia sgomenti, feriti, addolorati. È un dolore che, in qualche modo, entra nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni e nel cuore di ciascuno di noi.
In questo momento, però, sento che come comunità cristiana siamo chiamati soprattutto a stare, più che a parlare. A stare accanto alle famiglie nel silenzio, con rispetto e discrezione. A far sentire loro che non sono sole, senza invadere il loro dolore e senza pretendere di trovare spiegazioni là dove, forse, non ne abbiamo.
Vi chiedo, con tutto il cuore, di custodire questo momento. Non lasciamoci guidare dalla curiosità, dalle voci, dai giudizi o dal desiderio di conoscere ogni particolare. Ci sono dolori che chiedono di essere avvicinati con i piedi scalzi, con il rispetto che si deve alla sofferenza. Non è questo il tempo di giudicare, né di cercare colpe: è il tempo di pregare, di tacere, di accompagnare e di volerci più bene.
Se incontreremo una persona ferita, non sentiamoci obbligati a dire qualcosa. A volte basta una presenza, una stretta di mano, uno sguardo, un semplice «sono qui». E quando non sapremo cosa dire, lasciamo che sia la nostra preghiera a parlare.
Come comunità parrocchiale, raccogliamoci davanti al Signore. Portiamo a Lui questi nostri fratelli, le loro famiglie, quanti sono stati toccati da questa tragedia e anche l’intera comunità di Apice, che oggi porta una ferita profonda.
Preghiamo perché il Signore accolga nella sua misericordia i nostri fratelli che ci hanno lasciato; preghiamo perché la sua luce raggiunga anche le zone più buie del dolore umano; preghiamo perché alle famiglie sia donata la forza di attraversare queste ore così difficili, giorno dopo giorno, un passo alla volta.
E preghiamo anche per noi, perché non permettiamo al dolore di dividerci, ma sappiamo trasformarlo in vicinanza, compassione, fraternità e silenziosa solidarietà.
In questi giorni vorrei che Apice fosse una comunità capace di stringersi, non di parlare; di accompagnare, non di curiosare; di pregare, non di giudicare.
Quando il dolore è troppo grande per essere spiegato, rimane la preghiera. Quando le parole non bastano, rimane la presenza. Quando il cuore non comprende, rimane la fede.
Affidiamo tutto al cuore misericordioso di Cristo, che conosce fino in fondo la sofferenza dell’uomo e che, anche nelle notti più oscure, non abbandona mai i suoi figli.
Alla Vergine Maria, Madre Addolorata e Madre della consolazione, affidiamo queste famiglie. Lei, che ha conosciuto il dolore ai piedi della Croce, raccolga le loro lacrime, sostenga i loro passi e li custodisca nel suo abbraccio materno.
E a tutta la comunità dico: restiamo uniti. Preghiamo gli uni per gli altri. Custodiamoci a vicenda.
In questo momento così drammatico, facciamo sentire alle famiglie che Apice è una famiglia, che sa piangere insieme, pregare insieme e rimanere accanto a chi soffre, con delicatezza e senza clamore.
Con affetto paterno e nella preghiera,
Don Ezio Parroco di Apice









