Un dramma improvviso e incomprensibile ha sconvolto la vita del piccolo centro sannita. La comunità di Apice si risveglia smarrita di fronte al duplice omicidio-suicidio consumatosi all’interno del celebre hotel ristorante di famiglia, dove uno dei proprietari ha tolto la vita ai due fratelli a colpi di pistola prima di rivolgere l’arma contro se stesso.
Il primo cittadino, Angelo Pepe, si fa portavoce dell’incredulità e dello sconcerto generali:
“La nostra comunità è sotto shock. Siamo tutti sconvolti e atterriti da quello che è successo. Ci chiediamo come sia potuto accadere.”
I tre volti noti della struttura — Gianni, Franco e Donato Licciardi — rappresentavano un punto di riferimento fondamentale per l’economia locale. Oltre allo storico ristorante, la famiglia gestiva le attività all’interno del castello di Apice, sede di eventi culturali, incontri politici e dei rinomati mercatini di Natale capaci di richiamare visitatori da ogni parte d’Italia.
Un profilo della famiglia Licciardi
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Reputazione: Stimati da tutti come lavoratori instancabili e imprenditori brillanti.
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Impatto sul territorio: Promotori del turismo locale e collaboratori costanti dell’amministrazione comunale.
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Rapporti sociali: Considerati da chiunque una famiglia distinta, integrata e benvoluta.
Sulle possibili motivazioni dietro al gesto, il sindaco frena sulle ipotesi di problemi finanziari. Pur riconoscendo che in ambito societario possano nascere divergenze d’opinione, nulla nel comportamento dei tre lasciava presagire un’esplosione di violenza di simili proporzioni.
L’amministrazione comunale si stringe attorno ai familiari e agli amici colpiti da una perdita devastante, affrontando il lutto per un gesto che l’intera cittadinanza stenta ancora a decifrare.










