La storia della Nazionale italiana è costellata di trionfi che l’hanno resa una delle selezioni più vincenti del panorama internazionale. I quattro Mondiali conquistati nel 1934, 1938, 1982 e 2006 raccontano il prestigio degli Azzurri, ma esistono anche due finali perse che avrebbero potuto modificare profondamente la geografia dell’albo d’oro della competizione. Le sconfitte contro il Brasile nel 1970 e nel 1994 rappresentano infatti due grandi occasioni mancate che, con un epilogo diverso, avrebbero consegnato all’Italia un palmarès ancora più ricco.
Oggi questo tema assume un significato ancora più particolare. L’Italia, infatti, ha mancato la qualificazione anche all’attuale Coppa del Mondo, restando fuori dalla manifestazione per la terza edizione consecutiva. Nessuno potrà mai dire come si sarebbe comportata l’Italia in questa edizione, in cui Uruguay e Turchia sono uscite ai gironi, mentre Capo Verde ha conquistato la qualificazione ai sedicesimi di finale. Come dire: tutto è possibile nel calcio, ma le previsioni dei tifosi e le quote sui Mondiali di calcio del 2026 vedono comunque le nazionali più blasonate tra le effettive candidate al titolo. Proprio alla luce di questa lunga assenza, sarebbe ancora più sorprendente osservare una nazionale da cinque o addirittura sei titoli mondiali rimanere esclusa dalla competizione per tre edizioni consecutive.
Messico 1970, il Brasile di Pelé troppo più forte
Il 21 giugno 1970, nello storico scenario dello Stadio Azteca di Città del Messico, l’Italia affrontò il Brasile nella finale del Mondiale dopo aver dato vita a una delle partite più celebri della storia del calcio, il memorabile 4-3 ai tempi supplementari contro la Germania Ovest in semifinale. Il Brasile passò in vantaggio con Pelé, ma gli Azzurri riuscirono a reagire grazie al pareggio firmato da Roberto Boninsegna, alimentando la speranza di poter contendere il titolo ai sudamericani. Nella ripresa, però, emerse tutta la superiorità tecnica della Seleção, che trovò le reti decisive con Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto, imponendosi con un netto 4-1.
Quella finale è rimasta nella memoria collettiva anche per la celebre gestione della cosiddetta staffetta tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera, con quest’ultimo mandato in campo soltanto negli ultimi sei minuti di gara. Una scelta che ancora oggi alimenta discussioni tra appassionati. Se l’Italia fosse riuscita a ribaltare il pronostico, avrebbe conquistato il suo terzo titolo mondiale già nel 1970, salendo a quota cinque trofei dopo i successi del 1982 e del 2006. Parallelamente il Brasile sarebbe rimasto fermo a due Coppe del Mondo fino al trionfo del 1994, cambiando radicalmente la corsa alla nazionale più vincente della storia.
USA 1994, il rigore di Baggio
Ventiquattro anni dopo, il 17 luglio 1994, al Rose Bowl di Pasadena l’Italia di Arrigo Sacchi affrontò ancora il Brasile in una finale caratterizzata da temperature elevate e da un’umidità particolarmente pesante. La sfida rimase bloccata sullo 0-0 sia nei tempi regolamentari sia nei supplementari. Per la prima volta nella storia dei Mondiali, il titolo venne così assegnato ai calci di rigore. Roberto Baggio, protagonista assoluto del cammino azzurro con cinque reti nella fase a eliminazione diretta, scese in campo nonostante un problema muscolare alla coscia destra. Dal dischetto furono però decisivi gli errori di Franco Baresi, Daniele Massaro e dello stesso Baggio, il cui tiro sopra la traversa consegnò il titolo al Brasile con il punteggio di 3-2. Recentemente Baggio ha confessato in un’intervista che gli capita di sognare quel rigore ogni tanto.
Anche in questo caso è interessante immaginare uno scenario alternativo. Se l’Italia avesse conquistato soltanto quella finale, oggi il suo bottino sarebbe di cinque Mondiali, al pari del Brasile attuale. Se invece fossero arrivati entrambi i successi, quello del 1970 e quello del 1994, gli Azzurri sarebbero oggi la nazionale più titolata della storia con sei Coppe del Mondo, mentre il Brasile ne conterebbe tre.









