LONDRA – Una decisione shock che ridefinisce completamente gli equilibri della politica britannica. Con un discorso tanto inatteso quanto durissimo, il Primo Ministro Keir Starmer ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni dalla guida del governo e del Partito Laburista.
L’inquilino di Downing Street ha tracciato una linea netta, motivando la sua scelta con parole che lasceranno il segno nel dibattito pubblico: “Ho ereditato un partito fallito”, ha dichiarato senza mezzi termini, facendo riferimento alle profonde divisioni interne e alle macerie strutturali che, a suo dire, hanno reso impossibile portare avanti l’agenda di governo con la necessaria stabilità.
“Nuovo Premier entro settembre”
Starmer non ha però voluto lasciare il Paese nel caos istituzionale. Durante la conferenza stampa ha delineato una precisa tabella di marcia per il passaggio di consegne, assicurando che la transizione sarà rapida e ordinata.
“Il Regno Unito ha bisogno di una leadership forte, coesa e che non sia costantemente sotto il ricatto delle correnti interne. Per questo motivo, il processo di successione inizierà immediatamente: avremo un prossimo premier entro settembre.”
Le ragioni della resa
Dietro lo sfogo di Starmer si cela il fallimento nel tentativo di ricompattare le diverse anime del Labour, dilaniato da mesi da franchi tiratori e tensioni sui principali dossier economici ed esteri. L’ammissione di aver ereditato una macchina politica ormai “compromessa” suona come un atto d’accusa non solo verso la gestione precedente, ma anche verso l’impossibilità di governare un Paese in forte difficoltà con una maggioranza così frammentata.
Nelle prossime ore sono attese le prime candidature ufficiali per la leadership del partito. La corsa per le chiavi del numero 10 di Downing Street è ufficialmente aperta, e l’estate britannica si preannuncia caldissima.










