Stalin: un carattere d’acciaio? Il Koba che vorremmo in un’ Italia come questa?

Stalin: un carattere d’acciaio? Il Koba che vorremmo in un’ Italia come questa?

Iosif Vissarionovič Džugašvili (Josif Stalin) dittatore, militare e politico Sovietico, nato il 6 Dicembre del 1878 a Gori; è stato definito uno degli uomini più “crudeli e inquietanti” della storia del secolo, “un vero e proprio uomo infallibile nei progetti”. Figlio di un calzolaio e una semplice donna casalinga, la quale voleva a tutti i costi che studiasse in seminario affinché diventasse un prete, ma Stalin poco reggerà. E in genere le cosiddette “forzature” o quello che vorremmo che i nostri figli facessero e si realizzassero, spesso, non è così. Stalin, tende a fuggire dalla disciplina e severità che le sarà trasmessa in seminario, in quanto il suo carattere interiormente ribelle si vendica; il suo carattere è come una spugna che prima assorbe dall’età di soli dieci anni quando viene inviato per la prima volta con forza in questo tipo di seminario e poi stringe e butta l’acqua a soli diciotto anni quando nel 1897 si affitterà una stanza a Tiflis per creare un club ove terrà per lla prima volta alcune conferenze politiche. I presenti del club clandestino non potevano respingere i suoi ideali. A soli diciannove anni emerge il suo forte carattere che si appaga effettivamente con l’attività politica. La vita in seminario e l’aver vissuto tra un padre violento e una madre pia lo portarono a non fidarsi di nessuno perché sosteneva “anche i più fedeli nascondono la menzogna”. A questo suo carattere rivoluzionario: di stare in silenzio e far reagire sempre gli altri per prima tra opinioni e sentimenti, aggiungiamoci anche le sue due malformazioni che lo schiavizzarono un po’ mentalmente, anche se a dir il vero pochi lo sapevano. Si noti che aveva due malformazioni: il braccio sinistro più piccolo dell’altro e due dita del piede destro attaccate. E attraverso questo definito perlopiù “non tanto comune”, alcune specie umane, si appagano con prepotenza in spazi “impossibili e inquietanti” fin a far esistere la loro presenza, e che anche loro sono come noi in ogni quando e in ogni dove ovvero devono far baccano per essere presenti e dire al popolo che è la vittoria di un progetto. Piccolo di statura, rigido, scaltro ma taciturno, la gente davanti a lui doveva solo che adorarlo, ammirarlo e obbedirlo. Era in fin dei conti un uomo molto buono ma che ben presto si trasformò in un “rozzo, violento, vendicativo e incline all’abuso di potere” come lo definì Lenin quando si presentò in una sua rivoluzione e di lì assunse un ruolo molto importante nel Partito comunista sovietico. Infatti, Lenin, non si sbagliava. Stalin salito al potere divenne un uomo molto duro e usò la violenza e la vendetta solo per combattere, forse assimilata da un padre violento, per governare non solo con il pugno di ferro la sua nazione ma per eliminare le opposizioni politiche. Non solo, nel 1953 Stalin si ammalò di aterosclerosi che lo portò a essere anche più violento e paranoico. Una delle verità estratte dai diari segreti di Stalin fu quella del suo dottore personale Alexander Myasnikov che affermò: “Vorrei suggerire che la crudeltà e i sospetti di Stalin, la sua paura dei nemici, sono stati creati da una vasta, estesa aterosclerosi delle arterie cerebrali (…); il paese era guidato, in effetti, da un uomo malato”.

Durante la dittatura dei 31anni di Stalin: si stimarono circa 20milioni di morti di cittadini dell’Unione Sovietica. Era un uomo forte e deciso, per i Russi questo era importante, insomma un vero dittatore perché non si lasciava influenzare dalle correnti filosofiche, molti nemici e pochissimi amici, era glaciale, anche se applicò una politica totalitaria e sanguinaria ma comunque tutto quello che voleva lo raggiungeva e il più delle volte raccontava il contrario dei suoi piani; in fin dei conti ne vorremmo uno per noi in Italia che mantenesse attivo la decisione tra “potere, essere e progetto”?

Da Stalin ad oggi. “Il comunismo sovietico è attivo per la storia e meno evidente nella nostra Italia del Duemila anche se le idee di prospettive comuniste battono ancora in campo. In realtà, credo che chi si rende comunista oggi a 30anni non lo è effettivamente anche se lo pensa e lo vorrebbe essere, un po’ come quando raggiungi il successo e non lo conosci e non sai cos’è. Un vero comunista, da riflessione privata e/o professionale, ritengo lo si è a 60anni quando oramai hai fatto una vita e ti basta semplicemente una casa, un lavoro dignitoso, e i tuoi figli che cresceranno con un futuro. A quest’età (60anni) prendi coscienza che tutto quello che è stato raccontato dall’invenzione sociale e capitalista non esiste”. Stalin era un grande già a diciotto anni,

Le sue stranezze dovute a un carattere “schizzato, alterato e pazzoide” e perlopiù molto particolare lo portarono a fotoritoccare alcune foto pubbliche e private rimuovendo da esse alcuni personaggi che a breve sarebbero stati rimossi.

E di uomini come lui ricordiamo anche Hitler, Cromwelle e per ultimo Napoleone(meno violento).

Cuorisità: uomini come Stalin e con questo carattere sono serviti davvero alla storia?

Il 5 marzo 1953 Radio Mosca trasmise la scioccante notizia: Stalin è morto. I cittadini furono rammaricati dal dolore perché la Russia tutta amava il loro padre e chi lo governava. E siccome non ci accontentiamo della sua morte per quanto si tratta di “uomo da un carattere molto particolare” ricordiamo che la sua data fu modificata dallo stesso come riportano dai registri ufficiali spostandola al 21 Dicembre 1881.

La figlia Svetlana, l’unica ad averlo amato davvero tanto, dopo la sua morte scrisse; “Mio padre era tutto il contrario (…) non era né focoso, né aperto, né emotivo, né sentimentalista”.

 

 

Rosa Santoro

Redazione TgYou24.it

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