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La Congiura in Cattedrale

Antica famiglia fiorentina, attiva sin dal Duecento nel mondo finanziario, che continuò anche dopo La Congiura de’ i Pazzi .Trecento e Dante ne mise un paio nell’inferno della sua Divina Commedia tra i violenti e traditori. Pur essendo una casata importante, negli ultimi decenni del Trecento non era ancora tra le più ricche di Firenze. L’ascesa avvenne grazie alle grandi ambizioni di Andrea di Guglielmino de’ Pazzi che verso la fine del secolo, in una Firenze all’apice della Finanza europea, iniziò a occuparsi di attività bancarie e di commercio di tessuti pregiati.

Nel giro di pochi anni Andrea allargò ancora di più il giro dei suoi affari, muovendosi anche nel campo delle assicurazioni e dei trasporti via mare e fondando ben sette società in varie città europee. Riuscì ad accumulare un immenso patrimonio fatto di immobili, terreni e capitale finanziario.  La sua fortuna si fondava soprattutto sulle attività bancarie, che lo portarono ad aprire a Firenze una banca internazionale in grado di finanziare anche il papato.

Quando nel1445 Andrea morì, lascò il suo patrimonio ai tre figli, Piero, Antonio e Jacopo. Più di vent’anni dopo, nel dicembre del 1469, moriva Pietro de’ Medici, signore di Firenze. La città passò allora ai suoi due figli Lorenzo e Giuliano, anche se chi esercitava davvero il potere, erano il primo, detto il “Magnifico”. Nato a Firenze nel 1449, Lorenzo aveva una straordinaria intelligenza e di una vasta cultura. Grande amante della letteratura e della poesia (lui stesso era un apprezzato poeta), fu mecenate di letterati, scultori e pittori, sotto il suo governo, Firenze diventò la capitale italiana dell’umanesimo. Oltre ad amare l’arte in tutte le sue forme,  Lorenzo si mise in luce fin da giovanissimo per le sue  grandi doti politiche, che ebbe modo di dimostrare prendendo in mano Firenze. La famiglia dei Pazzi e quella dei Medici erano imparentate tra loro grazie al matrimonio, avvenuto nel 1459 tra Bianca sorella di Lorenzo e Giuliano de’Pazzi, figlio di Antonio e nipote di Andrea. Nonostante la parentela tra le due famiglie c’era molta rivalità. Era soprattutto il “Magnifico” a temere le ambizioni dei Pazzi, al punto da screditarne il buon nome e ostacolarne l’ascesa alle principali cariche pubbliche della città. Ma, il vero attrito tra le due casate si creò nel1473, allorchè Lorenzo, nel tentativo di espandere il suo dominio, pensò di acquistare da  Galeazzo Maria Forza la città di Imola. Anche Papa Sisto IV era interessato all’affare, intendendo donare la città al nipote Girolamo Riario. Ma  il costo dell’operazione, 40.000ducati,obbligava il pontefice a chiedere un prestito. Ci provò prima con la banca dei Medici, che negò il finanziamento, poi con quella dei Pazzi, Lorenzo chiese allora a questi ultimi di non concedere il prestito, ma loro oltre a non ascoltarlo , riferirono il fatto al Papa. Da quel momento i rapporti tra i Medici e Sisto IV s’incrinarono irrimediabilmente e L’anno successivo subirono un successivo, contraccolpo quando il papa nominò arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, imparentati con i pazzi e in odore di rapido trasferimento a Firenze. Lorenzo andò su tutte le furie e, temendo che si stesse ordendo una trama politica contro di lui, impedì al Salviati di entrare a Pisa. Una reazione che lo allontanò ancora di più dai Pazzi e dal papato. La situazione sembrò migliorare nell’ottobre del 1475, allorchè Sisto IV e i Medici giunsero  a un compromesso  e Francesco Salviati potè finalmente insediarsi a Pisa. Ma, l’orgoglio dei vari personaggi coinvolti nella vicenda era stato toccato nel vivo e, nei mesi che seguirono, ci furono ulteriori “sgambetti” che sfociarono nella sanguinosa congiura del 26 aprile del 1478, capeggiata da Jacopo de’Pazzi che coinvolse anche Girolamo Riario e, sembra, il duca Federico di Montefeltro.  In un primo momento i cospiratori avevano progettato di eliminare i due Medici il 19  aprile. La domenica delle Palme, durante un banchetto in programma a Fiesole in una villa di Lorenzo. Ormai pronti a colpire, erano però venuti a sapere, che Giuliano non sarebbe intervenuto.  Avevano allora rimandato l’azione, perché uccidere soltanto uno dei due fratelli, avrebbe scatenato la reazione dell’altro e dei “filo medicei”.  Era stata fissata una nuova data domenica 26, giorno di Pasqua. Dopo aver partecipato alla messa nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Lorenzo e Giuliano, avrebbero fatto ritorno a Palazzo de’ Medici per incontrare Francesco Salviati. L’incontro era stato preparato  ad hoc, dai congiurati, tra cui lo stesso arcivescovo e alcuni suoi parenti, i quali avevano chiesto a Lorenzo di poter visitare le opere esposte nella sua residenza. Ma, anche in quest’ occasione i cospiratori scoprirono, che  Giuliano non sarebbe andato all’incontro. Decisero allora di colpire durante la cerimonia religiosa. Prima, però, andarono da Giuliano e lo convinsero a partecipare alla Messa a Santa Maria del Fiore. Si occuparono della faccenda Francesco de’Pazzi e Bernardo Bandini Baroncelli,un altro banchiere. Quando i tre arrivarono nella Cattedrale, la folta  schiera di congiurati, tutti armati, era pronta a entrare in azione. C’era, anche il conte di Montecristo, che guidava un centinaio di persone,  l’arcivescovo, Francesco  Salviati e alcuni dei Pazzi accompagnati da una combriccola di fedelissimi. Alle ore 15,00,  nel pieno della cerimonia, arrivò il segnale convenuto  Bernardo  Baroncelli, sferro la prima pugnalata  a Giuliano de’ Medici, colpendolo  al petto e poi, lasciandolo agli altri congiurati, fra cui Francesco de’ Pazzi. Furono una ventina, le stilettate che alla fine lo infilzarono.  Nello stesso momento anche Lorenzo fu aggredito. Due preti armati si erano avventati su di lui, ma erano riusciti a procurargli soltanto una lieve ferita sotto l’orecchio destro. Vistosi  minacciato, il “Magnifico” Aveva cominciato a difendersi con la spada,aiutato poi dall’intervento di alcuni suoi fedelissimi che,allontanati gli aggressori, lo avevano nascosto in sacrestia. Soltanto più tardi riuscirono a far ritorno a Palazzo. La congiura sembrava essere fallita. Ma, non la pensava così Jacopo de’ Medici. Qui però c’erano le guardie di Lorenzo che già avevano catturato diversi elementi della congiura tra cui l’umanista Jacopo Bracciolini, l’arcivescovo Salviati, suo fratello e un suo cugino. Dopo poche ore anche Francesco de’ Pazzi fu catturato. Nel pomeriggio cominciarono gli interrogatori e le inevitabili condanne. Bracciolini e Salviati furono lasciati con un cappio al collo a penzolare fuori da una finestra, anche Francesco de’ Pazzi fu impiccato, assieme al fratello e al cugino di Salviati. Nei giorni seguenti le esecuzioni e le vendette, anche da parte dei fiorentini, proseguirono senza sosta. Alla fine anche Jacopo de’Pazzi, fu catturato. Lo presero alcuni contadini di Castagno di San Godenza, un paesino di montagna, che lo consegnarono direttamente nelle mani di Lorenzo.Anche Jacopo fu impiccato. Soltando Guglielmo de’ Pazzi marito di Banca de’ Medici, sorella di Lorenzo fu risparmiata poiché riuscì a provare la sua estraneità alla congiura. Ma, la vendetta dei Medici verso i Pazzi proseguì. L’obbiettivo era quello di distruggere sia politicamente che economicamente  il resto della famiglia. Molti furono i provvedimenti emanati contro di loro, tra cui una legge che intimava a tutti gli appartenenti alla famiglia anche ai più lontani parenti di cambiare sia cognome sia gli stemmi araldici.

Anna Sciacovelli

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