Mentre il dibattito pubblico continua a interrogarsi sul ruolo dell’intelligenza artificiale nell’educazione, genitori e insegnanti sembrano avere idee molto chiare: la tecnologia può migliorare l’apprendimento, ma non può sostituire la relazione educativa.
È quanto emerge da una ricerca realizzata da Novakid nel marzo 2026 che ha coinvolto oltre 1.000 genitori in Italia, Polonia, Romania e Turchia e 130 insegnanti attivi in più di 50 Paesi.
I risultati mostrano come il confronto non sia più tra sostenitori e oppositori dell’IA, ma riguardi il modo in cui questa possa essere integrata efficacemente nei processi educativi.
Insegnanti: l’IA è uno strumento, non un sostituto
Tra i docenti intervistati, il 94,1% ritiene che l’intelligenza artificiale non sostituirà il proprio ruolo professionale.
Quando viene chiesto quali metodologie siano più efficaci per l’apprendimento delle lingue, il 96,3% indica la conversazione guidata con un insegnante e il 96,2% attività e giochi interattivi che prevedono la mediazione di un docente.
Anche il tema dell’utilizzo dell’IA nei compiti scolastici viene interpretato in modo pragmatico: solo il 15,8% degli insegnanti considera scorretto l’utilizzo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, mentre la maggioranza li considera un supporto utile quando inseriti all’interno di un percorso educativo supervisionato.
I genitori premiano le competenze comunicative
Alla domanda su quali aspetti dovrebbero essere prioritari nell’insegnamento dell’inglese nell’era dell’intelligenza artificiale, il 38% dei genitori indica lo sviluppo delle competenze comunicative reali, come ascolto, conversazione e sicurezza nell’esprimersi.
Seguono il corretto utilizzo delle tecnologie a supporto dell’apprendimento (35%) e la personalizzazione dei percorsi educativi (28%).
Solo il 12% considera prioritarie valutazioni, voti ed esami.
L’indagine evidenzia inoltre un atteggiamento equilibrato nei confronti della tecnologia: il 65% dei genitori ritiene che gli strumenti basati sull’IA possano accelerare l’apprendimento e il 60% afferma che i figli imparano l’inglese più facilmente grazie alla tecnologia. Tuttavia, il 46% ritiene che questi strumenti siano poco efficaci senza la guida di un insegnante.
La relazione educativa resta centrale
I risultati della ricerca trovano riscontro anche nelle evidenze scientifiche più recenti. Diversi studi suggeriscono infatti che l’interazione umana attiva processi cognitivi più complessi rispetto alle conversazioni con sistemi automatizzati, perché richiede interpretazione, adattamento, lettura delle emozioni e gestione dell’imprevisto.
Per questo motivo, secondo Novakid, il futuro dell’apprendimento linguistico non risiede nella sostituzione degli insegnanti con l’intelligenza artificiale, ma nella costruzione di modelli che valorizzino i punti di forza di entrambi.
«L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui apprendiamo, ma i dati mostrano chiaramente che genitori e insegnanti non vogliono una scuola senza persone», commenta Max Azarov, CEO e cofondatore di Novakid. «La tecnologia può personalizzare i percorsi, adattarsi ai bisogni degli studenti e supportare il lavoro dei docenti. Tuttavia, competenze come comunicazione, empatia, fiducia e motivazione continuano a dipendere dalle relazioni umane.».
Secondo Azarov, la vera sfida per il settore educativo non è decidere se utilizzare o meno l’IA, ma capire come integrarla in modo efficace.
«Per anni abbiamo discusso se l’intelligenza artificiale fosse una minaccia o un’opportunità per l’educazione. Oggi la domanda è diversa: come possiamo utilizzare questi strumenti per rendere gli insegnanti ancora più efficaci? Le esperienze migliori saranno quelle capaci di combinare innovazione tecnologica e interazione umana, perché è proprio da questa integrazione che nasce un apprendimento più profondo e duraturo.».
Tecnologia e insegnanti: un modello complementare
L’esperienza di Novakid conferma questa visione. La piattaforma utilizza l’intelligenza artificiale per personalizzare i percorsi di apprendimento, monitorare i progressi e adattare le attività al livello e agli interessi di ciascun bambino, mentre gli insegnanti si concentrano sugli aspetti relazionali, comunicativi e motivazionali che rimangono fondamentali nello sviluppo delle competenze linguistiche.
La ricerca suggerisce quindi che il futuro dell’educazione non sarà guidato esclusivamente dall’intelligenza artificiale, ma da modelli capaci di mettere la tecnologia al servizio dell’insegnamento e della relazione educativa.









