DEGRADO E PERICOLI ALL’ACQUEDOTTO DEI PILASTRI: DA DUE ANNI GOVERNO E COMUNE DI ISCHIA IGNORANO LA DENUNCIA DI LIVIO D’AMBRA
La denuncia fu inviata via Pec al Ministero della Cultura, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e al Comune di Ischia ma da allora da queste istituzioni non è giunta mai risposta. Non solo. Infatti così come in questi ultimi due anni abbiamo avuto modo anche noi di denunciare più volte, la situazione di degrado, abbandono e pericolo in cui versava l’acquedotto, da allora ad oggi è ulteriormente peggiorata.
Il dr. Livio D’Ambra, figlio del compianto giornalista isolano Davide D’Ambra, ci ha inviato una denuncia risalente al mese di novembre del 2024 in cui chiedeva un intervento di messa in sicurezza e di pulizia dell’antico acquedotto di Buceto a Ischia, detto l’acquedotto dei Pilastri tanto per intenderci, che versava in condizioni pietose. La denuncia fu inviata via Pec al Ministero della Cultura, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e al Comune di Ischia ma da allora da queste istituzioni non è giunta mai risposta. Non solo. Infatti così come in questi ultimi due anni abbiamo avuto modo anche noi di denunciare più volte, la situazione di degrado, abbandono e pericolo in cui versava l’acquedotto, da allora ad oggi è ulteriormente peggiorata e il comune di Ischia anziché provvedere ad intervenire con la massima urgenza, sta progettando un intervento tra le colonne per la realizzazione di un passaggio di auto al suo interno. Ma possibile che la priorità assoluta per l’amministrazione Ferrandino non sia quella di mettere in sicurezza questo straordinario monumento storico che attraversa parte dei comuni di Ischia e di Barano? Ma veramente aspettiamo che qualche pietra prima o poi finisca per colpire qualche passante? L’augurio, naturalmente, è che le istituzioni competenti mettano in essere e finanzino un intervento di messa in sicurezza e di recupero dell’acquedotto di Buceto. Un monumento che andrebbe valorizzato a livello turistico e che dovrebbe rappresentare una delle tante attrazioni culturali della nostra Isola e che invece è tenuto nell’abbandono più assoluto e spesso anche invaso da erbacce e rifiuti. Le foto che pubblichiamo a corredo di questo articolo risalgono a due anni fa ma è come se fossero state scattate oggi in quanto la situazione da allora, ripetiamo, è peggiorata e non migliorata…
DI SEGUITO RIPORTIAMO UNA SINTESI DELLA DENUNCIA PRESENTATA NEL 2024 DA LIVIO D’AMBRA
Egregi signori,
sono costretto a denunciare, non più solo verbalmente, il totale stato di abbandono, degrado e incuria dell’antico acquedotto di Buceto, sito in via Spalatriello nel comune d’Ischia (NA).
Da sempre invece che essere un monumento storico ed artistico, e come tale, custodito e conservato per il suo enorme valore culturale, è invece lasciato in uno stato pietoso di degrado ed abbandono.
Vorrei evidenziare la valenza storica ed artistica dell’acquedotto, che purtroppo oggi versa in condizioni pessime grazie alla totale incuria di tutte le istituzioni, in primis il Comune d’Ischia.
L’inizio della costruzione risale al 1581 da parte del governatore Orazio Tuttavilla che volle quest’opera per sopperire alla mancanza cronica di acqua del comune di Ischia e particolarmente del borgo di Ischia ponte, dopo la scomparsa della fonte di acqua potabile di Cartaromana che fu inghiottita dal mare a seguito di bradisismo.
I lavori si mostrarono sin da subito molto difficili. L’acquedotto partiva dalla sorgente naturale di Buceto a quota 420 mt. sul livello del mare e furono impiegati maestranze locali e dalla terraferma. Dopo cinque anni nel 1586 i lavori si fermano in località Spalatriello poiché ci furono molte difficoltà tecniche per superare la depressione della collina di Sant’Antuono. E soprattutto non c’erano più fondi per il completamento dell’opera.
Solo quasi novanta anni dopo, nel 1675 il vescovo d’Ischia Girolamo Rocca riprende i lavori deciso a completare l’acquedotto nel più breve tempo possibile, vuole in prima persona sovrintendere alla realizzazione dei due ordini degli archi e dei condotti in cui far defluire l’acqua, facendo affidamento, tra l’altro, sulla sola iniziativa privata.
In soli tre anni si riesce a completare il primo ordine di arcate e nel 1685, quindi dopo centoquattro anni dall’inizio dei lavori la grande opera di ingegneria idraulica è terminata e sulla facciata del vecchio palazzo dell’orologio di Ischia Ponte, una lapide marmorea commemora l’avvenimento, tacendo però incredibilmente sul lavoro del vescovo Rocca che, quasi avesse presagito la personale “damnatio memoriae”, aveva affidato il suo pensiero all’ironica incisione del 1685.
Oggi la sorgente di Buceto non serve più il comune di Ischia ma resta traccia visiva di una monumentale e complessa opera di ingegneria idraulica che si estende per 550 mt dalla contrada dello Spalatriello fino all’inizio della salita di via Acquedotto in località Sant’Antuono nel comune di Ischia.
Da sempre l’acquedotto è trascurato, abbandonato dalle competenti autorità che dovrebbero tutelarlo e conservarlo nel miglior modo possibile, bisogna anzi valorizzarlo turisticamente, nei mesi di aprile, maggio, settembre ed ottobre migliaia di turisti per la grande maggioranza tedeschi, amanti del trekking, scendono proprio da Buceto per una escursione in natura che li porta proprio a visitare l’acquedotto, rimanendo a bocca aperta nel vedere lo scempio che si trovano davanti agli occhi.
L’acquedotto non ha mai destato nessuna considerazione da parte dei vari sindaci del comune di Ischia e dai comandanti della Polizia Municipale, che non fanno rispettare neanche il divieto di sosta H 24 con rimozione per auto, scooter e camion. (Come si evince dalle foto allegate).
Quotidianamente a causa delle auto e camion parcheggiati in sosta vietata sulla via Spalatriello (proprio sotto gli archi dell’acquedotto) il doppio senso di marcia, praticamente è inesistente. Causando code enormi e svariati incidenti stradali per il sensibile restringimento della carreggiata.
Inoltre nessuno provvede alla messa in sicurezza di due degli archi che compongono la struttura, da decenni ingabbiati da tubi di ferro per scongiurare un crollo improvviso. Basta cercare in rete articoli dei giornali locali che già dal 2018 hanno denunciato la pericolosità degli stessi. (Come si vede dalle foto allegate).
Infine, alcuni archi dell’acquedotto, poi, sono usati come discarica di ogni tipo di immondizia, dal vetro, alla plastica ma anche materiali di edilizia e parti meccaniche di auto, scooter e camion e quasi tutti ospitano svariate attività lavorative e commerciali.
Si richiede quindi per i sopraelencati motivi, il tempestivo impegno di tutte le istituzioni per la tutela del patrimonio storico-artistico dell’acquedotto di Buceto, bisogna intervenire subito per la sua messa in sicurezza integrale, per la tutela, per la conservazione e per la valorizzazione turistica di un vero e proprio monumento dell’isola d’Ischia.
Distinti Saluti
dr. Livio d’Ambra
Di Gennaro Savio









