Politica

Bettino Craxi: la rivoluzione del socialismo democratico

In occasione della ricorrenza del genetliaco di Bettino Craxi, la UILS (Unione Imprenditori Lavoratori Socialisti) e il CESP (Centro Sandro Pertini) vogliono ricordare la spinta filosofica nell’elaborazione di un nuovo socialismo e la spinta europeista che, pur non essendo priva di critiche verso un troppo rapido passaggio all’eurocentrismo economico, costituì uno dei punti cardine della sua politica per la crescita dell’Italia nel mondo

Noto al pubblico per essere stato uno dei maggiori protagonisti della scena politica italiana, dal 1976, quando comincia la sua carriera come presidente dell’allora PSI (Partito Socialista Italiano), fino al 1993, quando lo scandalo di “Mani Pulite” pone fine alla sua carriera, Bettino Craxi non fu solo un abile statista, bensì un uomo dotato di grandi intuizioni sugli orientamenti e sui mutamenti della società e sulla visione socialista del mondo. Visione che può essere soggetta a critiche e lodi, ma che costituisce in ogni caso un elemento progressista nell’Italia dell’epoca.

Il principio alla base di questa direzione politica, poi diventata programma, si riscontra nella rielaborazione di un nuovo socialismo da parte dell’On. Craxi. La rivalutazione del pensiero socialista libertario rispetto al marxismo culmina nel suo saggio «Il Vangelo socialista», apparso su L’Espresso del 27 agosto 1978.

In questo articolo, Craxi critica aspramente le dottrine marxiste e con esse lo stalinismo a cui la classe politica si era strenuamente attaccata. Lungi dall’aggrapparsi a posizioni stantie che già in quegli anni mostravano la fallacità del proprio sistema, Craxi si augura un “nuovo socialismo”, sull’onda del pensiero di Proudhon. Il filosofo ed economista francese fu il primo ad attribuire alla parola “anarchia” un significato positivo, anziché entropico, e a lui si deve l’elaborazione del mutualismo, o sistema socialista libertario.

La teoria di Proudhon si basava sulla realizzazione di un sistema autogestionale, in cui i mezzi di produzione sono di proprietà di chi li utilizza, sotto il controllo da parte della società tramite le regolazioni di mercato. Similmente, questo principio costituisce la base dell’elaborazione di un nuovo socialismo da parte di Bettino Craxi, il quale sosteneva fermamente la creazione di una società socialista, più giusta e umana, senza lo Stato (e quindi anarchica), ma ordinata e basata sull’assistenza mutualistica dei membri che ne facevano parte.

Come afferma in «Il Vangelo socialista»:

«La profonda diversità dei «socialismi» apparve con maggiore chiarezza quando i bolscevichi si impossessarono del potere in Russia. Si contrapposero e si scontrarono due concezioni opposte. Infatti c’era chi aspirava a riunificare il corpo sociale attraverso l’azione dominante dello Stato e c’era chi auspicava il potenziamento e lo sviluppo del pluralismo sociale e delle libertà individuali […] La meta finale è la società senza Stato, ma per giungervi occorre statizzare ogni cosa. Questo è, in sintesi, il grande paradosso del leninismo. Ma come è mai possibile estrarre la libertà totale dal potere totale? Invece […] Si è reso onnipotente lo Stato […] Il socialismo non coincide con lo stalinismo […] è il superamento storico del pluralismo liberale, non già il suo annientamento.»

Tramite l’articolo, l’On. Craxi annuncia già la sua futura linea d’azione e non solo: pone le basi per una spaccatura nella sinistra italiana, la cui scena era dominata dal PCI. Rottura che porterà il PSI a conoscere il suo massimo splendore politico. Il superamento, nelle sue parole, del collettivismo comunista, per approdare al pluralismo socialista, portò difatti Bettino Craxi a investire sulla diffusione del potere economico, politico e culturale, al fine di raggiungere una democrazia pienamente sviluppata. Questo ebbe ripercussioni sulla vita politica ed economica della penisola italiana, che proprio in quel periodo raggiunse alcuni dei massimi traguardi internazionali, tra cui un quinto posto nella classifica dei Paesi più industrializzati; l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori; una produttività delle imprese seconda solo al Giappone e un abbassamento di ben sette punti percentuale dell’inflazione.

Se il pensiero craxiano ha influenzato la politica interna, creando una forte crescita economica, in politica estera ha contribuito a ragionare su un forte europeismo, dalla linea autonoma e indipendente dalla volontà degli Stati Uniti, come dimostra il celebre caso di Sigonella.

Limitare quindi la memoria di Bettino Craxi al 1992, significa privarsi della possibilità di riscoprire storicamente e acriticamente un pensatore nostrano che è riuscito a concretizzare – per quanto possibile – la sua visione, superando lo scoglio tra la teoria e la pratica che ha da sempre bloccato la classe dirigente italiana.

«Craxi ha dimostrato di essere un vero socialista, specialmente nella gestione della politica estera, e sulla scena internazionale.»

Redazione TgYou24.it

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