Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge varato il 22 ottobre 2026 per sostenere i comparti dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca, messi a dura prova dal caro gasolio e dall’aumento generalizzato dei costi. Il provvedimento introduce nuove risorse e misure di emergenza, ma non basta a fermare la protesta degli operatori: in diverse aree del Sud proseguono infatti i blocchi dei Tir, mentre anche numerosi pescherecci sono rimasti nei porti.
Il pacchetto destinato all’autotrasporto prevede innanzitutto lo stanziamento di ulteriori 105,2 milioni di euro per i crediti d’imposta sul gasolio. Circa 50 milioni serviranno a rafforzare le risorse già previste per il periodo compreso tra marzo e agosto, portando lo stanziamento complessivo da 430 a 480 milioni di euro. Un’ulteriore quota di circa 50 milioni sarà invece destinata a coprire i consumi del mese di settembre.
La misura punta a garantire un sostegno concreto alle imprese che, nelle ultime settimane, hanno dovuto affrontare costi di esercizio sempre più elevati. Il prezzo del carburante, unito ai rincari di assicurazioni, manutenzione, pedaggi e forniture, ha ridotto i margini di molte aziende, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni.
Il decreto interviene anche sulle procedure per accedere agli aiuti. Il termine per la presentazione delle domande viene prorogato fino al 31 marzo 2027. L’estensione dovrebbe consentire di includere anche le imprese che hanno superato i limiti di credito inizialmente disponibili e che rischiavano di rimanere escluse dai contributi.
Tra le novità figura inoltre la possibilità di sospendere fino al 31 marzo 2027 il pagamento dei canoni di leasing relativi ai mezzi di trasporto. La misura mira a dare maggiore liquidità alle aziende, rinviando le scadenze finanziarie in una fase caratterizzata da una forte pressione sui bilanci.
Il provvedimento contiene infine disposizioni sull’adeguamento obbligatorio di alcune tipologie di contratti di autotrasporto. L’obiettivo è tutelare le imprese dagli aumenti del carburante, rendendo più rapido l’aggiornamento dei corrispettivi riconosciuti per i servizi effettuati.
Nonostante l’intervento del governo, la situazione resta tesa. I camionisti chiedono garanzie immediate e risorse considerate sufficienti a compensare l’aumento dei costi. I blocchi stanno provocando rallentamenti nella circolazione delle merci e difficoltà nelle consegne, con possibili ripercussioni sulle filiere produttive e sulla distribuzione.
La protesta coinvolge anche il comparto della pesca. In diversi porti i pescherecci sono rimasti fermi, in segno di contestazione contro il caro carburante e le difficoltà economiche che gravano sulle marinerie. Gli operatori chiedono interventi strutturali, non soltanto misure temporanee.
Il decreto rappresenta dunque un primo tentativo di risposta, ma la partita resta aperta. Governo e categorie dovranno ora confrontarsi sull’attuazione degli aiuti e sulle richieste di interventi più duraturi.









