Il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato ufficialmente la convocazione di elezioni generali anticipate, che si terranno domenica 29 novembre. La decisione, dal forte impatto politico, è arrivata nel corso di una dichiarazione ufficiale rilasciata dal Palazzo della Moncloa, residenza e sede dell’esecutivo.
«Ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per convocare elezioni generali che si svolgeranno domenica 29 novembre», ha dichiarato solennemente il premier spagnolo, ponendo fine a settimane di speculazioni e aprendo una nuova e incerta fase politica nel Paese.
La crisi e la bocciatura dei decreti sull’emergenza abitativa
Il passo indietro e la conseguente interruzione della legislatura non arrivano inattesi, ma sono il risultato diretto di una dura battuta d’arresto istituzionale. La svolta è maturata venerdì 2 ottobre, giorno in cui il Parlamento ha clamorosamente bocciato i due decreti chiave presentati dal governo in materia di emergenza abitativa, un tema di cruciale rilevanza sociale ed economica per la Spagna.
Il fallimento di questi provvedimenti ha evidenziato la fragilità della maggioranza parlamentare e l’impossibilità, almeno nei numeri attuali, di portare avanti l’agenda riformatrice dell’esecutivo.
Un fine settimana di consultazioni febbrili
Prima di compiere il passo decisivo, Sánchez ha trascorso un intero fine settimana chiuso a consultazioni serrate. Il premier ha voluto valutare ogni opzione politica confrontandosi a lungo con i membri più stretti del governo, i vertici del Partito Socialista (PSOE) e diversi rappresentanti di altre forze politiche dell’arco parlamentare.
Nonostante le resistenze interne e i tentativi di mediazione, si è giunti alla conclusione che la via d’uscita più trasparente e democratica fosse restituire la parola agli elettori.
Il ribaltamento della linea ufficiale
L’annuncio odierno rappresenta un netto cambio di rotta rispetto alla linea tenuta finora da Pedro Sánchez. Fino a pochi giorni fa, infatti, il capo del governo aveva ribadito con fermezza e in più occasioni la volontà di voler portare a termine la legislatura, difendendo la stabilità dell’esecutivo fino alla sua scadenza naturale.
La grave bocciatura sui temi della casa e il logoramento dei rapporti politici hanno tuttavia reso insostenibile la prosecuzione del mandato, costringendo il premier a un anticipato e storico ricorso alle urne.









