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Home You Donna Cultura e Spettacolo

L’Umberto Giordano

Redazione You Donna Da Redazione You Donna
17 Giugno 2018
In Cultura e Spettacolo, You Donna
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Si dice: che già dal medioevo, quando Federico II rendeva Foggia capitale del suo regno, nel palatino erano invitati musicanti, acrobati e cantanti, per intrattenere la corte Federiciana.

Dal Medioevo al 1700 la città vide il passaggio di diverse dinastie, che la resero un centro economico molto importante. S’iniziarono ad aprire le prime sale teatrali private tra cui il teatro Maria Carolina, una delle prime sale a intrattenere il pubblico foggiano.

In seguito, nel 1818, grazie alla delibera del sindaco, s’iniziava a progettare il nuovo teatro.

Il lavoro di progettazione,  fu affidato a Giuliano De Fazio e Giuseppe Panico. Così nel 1825, dopo una serie di conflitti da parte dei cittadini per l’ubicazione del nuovo Teatro, si poneva la prima pietra in via Gesù-Maria (odierno Corso Vittorio Emanuele II).

A capo dei lavori ci fu L’ingegner Luigi Oberty già conosciuto a Foggia per la costruzione di molte opere tra cui il Pronao della Villa Comunale. Dopo soli tre anni, il 10 maggio 1828 s’inaugurava il Real teatro Ferdinando con il melodramma”La sposa fedele” di Giovanni Pacini.

La struttura del teatro odierno è differente da quella del 1828. Infatti, la facciata era dotata di un porticato in stile neoclassico sorretto da pilastri e da sei colonne doriche, tre finestroni che si affacciavano sulla piazza e un timpano dove fu collocato al centro lo stemma cittadino creato dallo stesso Oberty. All’interno il teatro era costituito da una platea con 220 posti e quattro ordini, di cui l’ultimo era “a galleria”. La volta era affrescata, ma presentava come elemento decorativo un grande lampadario. Nel complesso, una decorazione armoniosa e senza orpelli barocchi, e con un’acustica invidiabile.

Dopo diversi anni, furono compiuti molti lavori di decoro e il consolidamento del tetto e la manutenzione delle macchine sceniche del teatro. Nel frattempo, in Italia dal Nord scendeva Garibaldi con la Spedizione dei Mille, per riunire L’Italia sotto l’unica bandiera di Casa Savoia, il 22 settembre 1860 tutti  i fregi Borbonici furono cambiati con quelli di Casa Savoia, facendo cambiare nome al Teatro che da Real Ferdinando a Teatro Dauno.

Nel 1877, furono effettuati lavori di restauro e di consolidamento della struttura, che furono affidati all’architetto Leopoldo Vaccaro (progettista del Teatro Mercadante di Cerignola).

Questi lavori cambiarono totalmente l’aspetto del Teatro, causato dall’eliminazione del grande Porticato e sostituito da tre fornici; i finestroni divennero balconi, fu aumentata la capienza della platea, accorciando il palcoscenico. Inoltre si eseguirono lavori di decorazione della scena e del sipario, affidati a Giuseppe Fania, scenografo del San Carlo di Napoli, e al pittore Nicola Parisi che realizzarono un telone raffigurante un episodio mitico ovvero l’ingresso di Diomede in Arpi, (il dipinto del Parisi raffigurante il telone, oggi è visibile nel Museo Civico di Foggia).

Dal centenario della sua apertura, 23 agosto 1928, il Teatro Dauno prende il nome del compositore Foggiano Umberto Giordano, lo stesso che durante la sua adolescenza qui imparava le basi della musica classica. A causa della guerra nel 1944, avrà gravi danni, causa dei diversi bombardamenti, nel 1960 con la grande ripresa economica il “Giordano” torna operativo con i grandi attori di spicco tra i tanti famosi Anna Magnani, Nino Taranto, Salvo Randone, Paolo Panelli,Gino Bramieri, Salvatore Accardo, Walter Chiari e l’intera  famiglia De Filippo.

Dopo dieci anni di silenzio,  nel 2014, il teatro venne riaperto con il Maestro Riccardo Muti, il quale diresse  magistralmente il Concerto dell’Orchestra Giovanile Cherubini.

La struttura odierna, non è la stessa del 1828, la facciata presenta  tre fornici, sulle stesse ci sono tre balconi con l’affaccio sull’ampia piazza sottostante.

All’ingresso, troviamo un grande foyer in stile neoclassico e da non dimenticare la sala Fedora, o sala degli specchi, oggi ospita un pianoforte del Maestro Umberto Giordano, e i costumi di scena dell’opera “Fedora” ci sono anche quattro statue raffiguranti Re Francesco I e Regina Maria Isabella I,

attribuiti allo  scultore  Giovanni Tacca (18289), invece Re Ferdinando II e la Regina Maria Teresa attribuiti allo scultore Tito Angelini (1830-1841).

Anna Sciacovelli

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