A un anno esatto dal giorno che ha segnato per sempre la comunità campana, è arrivata la massima pena per il responsabile della strage familiare di Paupisi. Corte d’Assise di Benevento ha condannato all’ergastolo il 59enne Salvatore Ocone per la strage familiare avvenuta a Paupisi il 30 settembre 2025.
I giudici beneventani hanno accolto in toto le richieste formulate dalla Procura. Oltre all’ergastolo, la sentenza stabilisce per l’imputato otto mesi di isolamento diurno, a cui si sommano le sanzioni accessorie di riga previste dal nostro ordinamento.
Il duplice delitto si era consumato con una violenza inaudita: Ocone aveva accanitamente colpito le vittime con una pietra. Dietro l’atrocità del gesto, una motivazione agghiacciante fornita dallo stesso omicida durante gli interrogatori in carcere: l’uomo ha tentato di giustificare il massacro della consorte sostenendo di crederla “posseduta dal demonio”.
Le cronache di quel tragico giorno ricordano anche la folle fuga dell’assassino. Dopo aver lasciato Paupisi, Ocone aveva caricato i figli in auto e si era diretto verso le aree rurali limitrofe a Ferrazzano, dove la sua corsa è finita poche ore dopo grazie all’intervento decisivo delle forze dell’ordine che lo hanno braccato e arrestato.
In quel teatro di orrore c’è, tuttavia, un barlume di speranza rappresentato da Antonia, l’altra figlia adolescente dell’uomo. Rimasta vittima della furia paterna e a lungo in bilico tra la vita e la morte, la giovane ha affrontato un complesso intervento d’urgenza presso l’Istituto Neuromed di Pozzilli. Dopo un difficile percorso clinico, la ragazza ha finalmente lasciato l’ospedale nello scorso mese di marzo, potendo così fare ritorno a casa come unica superstite della tragedia che ha distrutto la sua famiglia.










