Sono 23 le persone arrestate al termine dell’indagine condotta dai poliziotti delle Sezioni investigative dello Sco di Salerno e del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia di Stato e diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno.
L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale salernitano prevedeva 19 custodie cautelari in carcere e quattro arresti domiciliari.
Gli indagati sono accusati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsioni, consumate e tentate, introduzione nello Stato italiano di armi da guerra o tipo guerra, porto e detenzione illegale di armi, lesioni personali e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’indagine si è avvalsa anche della cooperazione giudiziaria internazionale della Croazia, realizzata con uno scambio di informazioni tra la Procura distrettuale antimafia di Salerno e la Procura speciale croata (Uskok, Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata), con il supporto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e il coordinamento di Eurojust, che ha svolto un importante rapporto operativo con le autorità croate, assicurando un costante scambio informativo.
Tra i destinatari dell’ordinanza anche un cittadino croato, coinvolto nel traffico di armi e colpito da mandato di arresto europeo.
L’indagine ha consentito di evidenziare l’esistenza operativa sul territorio di Sarno (Salerno) di un’organizzazione criminale attiva principalmente nel traffico di stupefacenti nelle piazze di Sarno e Scafati, con diramazioni anche extraregionali.
Nel corso dell’attività è stata accertata anche l’esistenza di una rete di distribuzione attiva nell’area siciliana che, nel settembre 2004, ha portato al sequestro di un carico di circa 80 chili di hashish.
Documentate molteplici attività illecite poste in essere dal gruppo criminale, tra cui l’acquisto e introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra, estorsioni e realizzazione di azioni violente come modalità di intimidazione e di affermazione del controllo del territorio.
Ricostruito anche l’organigramma dell’organizzazione e i diversi ruoli dei componenti, evidenziando il ruolo apicale ricoperto da uno degli indagati, che ha continuato a impartire ordini anche dal carcere indicando agli altri affiliati in libertà gli imprenditori da colpire e ordinando azioni violente per costringerli al pagamento del pizzo o per dirimere controversie insorte nel settore dello spaccio, per affermare il dominio sul territorio e reperire denaro necessario al mantenimento dei componenti del gruppo detenuti.









