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Il Famoso Tesoro di San Nicola

Redazione Tgyou24.it Da Redazione Tgyou24.it
29 Agosto 2016
In Cultura e Spettacolo
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Molti sono gli inventari, che hanno trattato il Tesoro di San Nicola dal 1296 al 1588, dopo tanto silenzio, il  priore Paolo Oliva, alla presenza del canonico Tesoriere Camillo Cristiano, decise di aggiornarne l’elenco nel 1588.

Dopo una serie di ricognizioni del tesoro, si chiuse con una elencazione incompleta e non autenticata, dovuta alla veneranda età di Orlando Tomaso Landi.

Un vero e proprio inventario è invece quello compilato l’11 settembre del 1732, dal nuovo tesoriere Saverio Effren, con l’intervento del priore Pier Maria Carafa, documento che allo stato non si trova tra le carte dell’Archivio di San Nicola, ma nelle carte dell’Archivio  D’addosio, presso la biblioteca Nazionale di Bari.

Ecco l’elenco: Lampade d’argento 223_Candelieri 64_Graste 14_Calici 54_Patene 70_Piastre 19_Pianete Preziose 19.

Nel 1773, fu ordinata una revisione dell’inventario, ma di questa  revisione  non è rimasta traccia alcuna.  Da  ricordare che nel corso dei secoli, il tesoro aveva subito ripetute decurtazioni, deliberate dallo stesso capitolo per provvedere alle spese di manutenzione della Basilica, durante i periodi di gravi ristrettezze finanziarie, come è dato rilevare  dalla lettura dei verbali.

Ne 1480, per ordine di Re Ferdinando I, e nel 1495 , per volere di Ferdinando II. Da non dimenticare che, a seguito di un violento terremoto che aveva devastato la Calabria Ultra , re Ferdinando IV di Borbone, e a cominciare dal 1783 , ricorse ripetutamente alla confisca  degli argenti appartenenti tanto ai privati, che alle comunità religiose.Per aumentare  la circolazione del numerario, con dispaccio  del 22 febbraio 1793, concesse facoltà  agli ecclesiastici di vendere tutto l’ oro e argento, che possedevano. Cinque anni dopo il 27 marzo del 1798, dispose pure la confisca dei tesori privati e quelli delle Chiese, salvando integralmente,  i preziosi appartenenti a San Gennaro di Napoli, al Santuario di Montesantangelo  e  San Nicola di Bari.

La miccia rivoluzionaria, del 1799 prese fuoco e incendiò gli animi del popolo barese, si abbattè con violenza anche sulla Basilica di San Nicola, determinando almeno in parte, quello che la buona volontà di re Ferdinando IV, aveva scongiurato.

Sanguinosi avvenimenti, presero l’avvio da una solenne funzione religiosa, tenuta nella  Cattedrale, il pomeriggio del 5 febbraio, prima  d’innalzare l’albero della libertà in piazza Mercantile e issare la bandiera tricolore –Giallo, blu, rosso- sulla sommità del castello, a porta Napoli e su quella di Piazza del Ferrarese, mentre la municipalità veniva deposta, il governo  della Città veniva assunto da un comitato straordinario  composto da sette membri.

Il giorno 3 aprile giunsero a Bari le truppe francesi, comandate dal Generale Broussier- sostituito  quasi subito dal Generale Sarrazin.

Durante la breve permanenza e prima di farli allontanare arrivarono le forze del Cardinale Fabrizio Ruffo, una flotta russo-napoletana, l’avida soldataglia,  invase la Basilica prelevando con forza il Tesoro.

Notte tempo, dai francesi fu  praticata una breccia  nella corte del Catapano, portando via ben due quintali d’argento e tutto quello che poterono arraffare, il Generale Sarrazin, prima di andar via per sé prese un calice d’oro, una mitra ornata di perle, una statuetta d’oro massiccio, due cassettine di perle e un candelabro d’argento di ben 103 libbre e mezzo.

Un vecchio proverbio dice: “Non  sempre l’uomo  riesce a godere, il maltolto”

Sulla via del ritorno, la colonna dei soldati ai quali era stato affidato il Tesoro, fu assalita nei pressi di Antrodoco, in Abbruzzo, dalla banda capeggiata dal brigante aquilano, Giuseppe Pronio, e derubata di tutto il mal tolto.

Anna Sciacovelli

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