È un vero e proprio terremoto politico quello che si è abbattuto sugli Stati Uniti con l’esito delle elezioni di metà mandato. In un clima di forte mobilitazione e di netto scontento verso l’amministrazione in carica, il Partito Democratico ha messo a segno una rimonta straordinaria, strappando ai Repubblicani il controllo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato.
Una vittoria su tutta la linea che ribalta i rapporti di forza a Washington e apre una nuova fase di profonda instabilità per gli equilibri della presidenza. I seggi si sono chiusi confermando le proiezioni e i dati definitivi parziali dello spoglio: alla Camera dei Rappresentanti i Democratici si sono assicurati la maggioranza superando la soglia critica dei 218 seggi, strappando numerosi distretti chiave ai Repubblicani. Anche al Senato la spunta il partito di opposizione, che ribalta i rapporti di forza precedenti (dove i Repubblicani detenevano una risicata maggioranza di 53 a 47) conquistando i seggi decisivi nei vari Stati in bilico e prendendo il timone dell’aula alta.
Tra i protagonisti della notte elettorale, i festeggiamenti si sono accesi rapidamente in campo democratico. A suggellare il clima di entusiasmo e di rivincita, Kamala Harris ha celebrato il trionfo intonando un liberatorio “Alleluia”, raccogliendo l’ovazione dei militanti e sancendo il ritorno dei dem alla guida del potere legislativo federale.
Con entrambe le camere del Congresso ora saldamente in mano democratica, la seconda metà del mandato presidenziale si prospetta in salita per la Casa Bianca, costretta a fare i conti con un’opposizione forte della doppia maggioranza parlamentare.










