Venticinque anni fa, il mondo si fermava davanti alle immagini di un evento destinato a cambiare per sempre il corso della storia contemporanea. L’11 settembre 2001 l’attacco al cuore degli Stati Uniti, culminato con il crollo delle Torri Gemelle a New York, non ha solo segnato una ferita profonda nel tessuto sociale e politico mondiale, ma ha ridefinito il concetto stesso di sicurezza, geopolitica e convivenza globale.
Oggi, a un quarto di secolo di distanza, il significato della memoria va oltre la semplice commemorazione. Ricordare le quasi tremila vittime innocenti, i primi soccorritori che persero la vita nel tentativo di salvarne altre e le famiglie le cui vite vennero stravolte in pochi istanti è un dovere civile e umano.
Il segno lasciato da quel giorno è ancora visibile nelle nostre routine quotidiane, nei protocolli di sicurezza internazionali e nella sensibilità comune verso i temi della pace e della coesione. Un quarto di secolo non ha affievolito la necessità di riflettere su come una tragedia di tali dimensioni debba continuare a insegnare l’importanza dell’unità, della resilienza e della salvaguardia dei valori democratici.
Per non dimenticare.






