C’è un momento, durante le grandi cerimonie, in cui tutto si ferma. Le luci si abbassano, il brusio svanisce, e resta solo una voce. All’inaugurazione di Milano-Cortina 2026, quel momento ha il timbro inconfondibile di Laura Pausini, chiamata a interpretare l’Inno di Mameli davanti al mondo intero.
Non è solo una cantante che intona l’inno nazionale. È una voce che porta con sé decenni di emozioni, di palchi attraversati, di Italia raccontata all’estero con orgoglio e grazia. Quando Laura canta, lo fa sempre mettendo il cuore prima della tecnica, ed è proprio questo che rende la sua interpretazione così potente, così vera.
Le prime note risuonano nello stadio come un respiro collettivo. Il pubblico si alza in piedi, qualcuno trattiene le lacrime, altri cantano sottovoce. Fratelli d’Italia non è mai solo una canzone: è memoria, identità, speranza. Nella voce di Laura diventa un abbraccio che unisce Nord e Sud, città e montagne, Milano e Cortina, tradizione e futuro.
La sua interpretazione è intensa ma rispettosa, solenne senza essere rigida. Ogni parola pesa, ogni pausa parla. Non c’è retorica, non c’è eccesso: solo un’emozione pulita, condivisa, che attraversa lo stadio e arriva dritta a casa di chi guarda da lontano. È l’Italia che si racconta al mondo con dignità e passione.
In un evento che celebra lo sport, l’incontro tra i popoli e i sogni olimpici, Laura Pausini diventa simbolo di ciò che sappiamo fare meglio: trasformare l’emozione in linguaggio universale. La sua voce ricorda che l’orgoglio non ha bisogno di urlare, basta cantarlo con sincerità.
E mentre l’ultima nota si spegne, resta un applauso lungo, sentito, quasi liberatorio. Un grazie spontaneo.
Brava Laura. 🇮🇹🎤










