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L’arte di Chiara Crepaldi in mostra alla Bcc di Parabiago: tre sculture raccontano il dialogo tra uomo, natura e materia

Redazione Tgyou24.it Da Redazione Tgyou24.it
7 Ottobre 2026
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L’arte di Chiara Crepaldi in mostra alla Bcc di Parabiago: tre sculture raccontano il dialogo tra uomo, natura e materia
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La filiale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ospita le opere della giovane artista di San Vittore Olona nell’ambito del progetto nazionale Bcc Arte&Cultura. Un’esposizione che trasforma gli spazi della banca in un luogo di incontro tra creatività contemporanea e territorio.

 

Tre sculture, due fusioni in bronzo e un’opera forgiata in rame, per raccontare il rapporto tra uomo e natura, la ricerca dell’equilibrio e la capacità della materia di trasformarsi in emozione.

La filiale di Parabiago della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, in via Don Giovanni Spagliardi 2, nel centro della città, apre le porte all’arte contemporanea ospitando le opere di Chiara Crepaldi, giovane artista di San Vittore Olona, classe 1993, protagonista dell’iniziativa nell’ambito del progetto nazionale Futuri Emergenti Italiani di Bcc Arte&Cultura, promosso dal Gruppo Bcc Iccrea.

«Come Bcc abbiamo aderito con entusiasmo al progetto Bcc Arte&Cultura, un’iniziativa che rispecchia pienamente la nostra vocazione di banca del territorio. Il nostro impegno, infatti, non si limita a rispondere alle esigenze delle famiglie e delle piccole e medie imprese, ma si estende anche alla valorizzazione dei talenti e delle eccellenze artistiche presenti nelle nostre comunità», spiega Roberto Solbiati, direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, che ospita la mostra. «In questo caso siamo ben felici di accogliere Chiara Crepaldi, che esprime il proprio talento attraverso le opere che ospiteremo nella nostra filiale di Parabiago».

Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, spiega: «Si tratta di un’occasione per avvicinare il pubblico ai linguaggi della scultura contemporanea e, allo stesso tempo, valorizzare una giovane artista legata al territorio». L’esposizione, che sarà visitabile in filiale a Parabiago fino alla fine di dicembre, porta all’interno della banca tre lavori rappresentativi della ricerca di Crepaldi, nella quale bronzo e rame perdono idealmente la propria pesantezza per trasformarsi in strutture leggere, architetture immaginarie e forme ispirate al mondo naturale.

 

«Per me realizzare emozioni significa far vivere le cose nel mondo. Mi diverto e trovo pane per i miei denti quando lavoro, quando sono a contatto con la terra o la cera, col bronzo, il rame e il ferro. Mi sembra che nel processo creativo la materia e le mani si fondano insieme e cerchino di creare un luogo reale e immaginario al tempo stesso, un’architettura in cui fermarsi e dalla quale spiccare il volo. Poi, quando il lavoro è finito, mi piace che vada via», spiega Chiara Crepaldi. «Quando gli altri entrano in contatto con le mie sculture, vorrei che si aprano delle finestre, che una persona possa portarsi a casa una sensazione, una curiosità, una fiammella di follia, di gioia, qualcosa che ti fa sentire vivo in quel momento».

 

È proprio questa volontà di generare emozioni e interrogativi a caratterizzare le tre opere esposte nella filiale di Parabiago.

La prima, Uccelli di rovo, è una scultura in bronzo che nasce dall’idea di costruire uno spazio sospeso tra protezione e costrizione, tra il bisogno di trovare un porto sicuro e il desiderio di libertà. Le linee del metallo si sviluppano nello spazio fino a suggerire una leggerezza apparentemente incompatibile con il materiale utilizzato. «L’idea era quella di creare una specie di rifugio, nido o anche gabbia, ma che cercasse di avere la leggerezza del volo. Volevo che dal bronzo fuso potesse alzarsi e crearsi nello spazio tutta una serie di linee leggere, fino quasi a scomparire e diventare aria», racconta l’artista.

La seconda opera, Chiacchiere sui tetti, sempre in bronzo, nasce dal recupero di alcuni scarti di fusione. Elementi apparentemente privi di una funzione trovano una nuova identità all’interno di una composizione che richiama le relazioni umane e la necessità di costruire terreni condivisi. «Sono partita da alcuni personaggi che in realtà erano dei residui di fusione e che mi ricordavano delle piccole architetture o degli esseri che potevano in qualche modo comunicare tra loro. L’idea era quella di creare dei piani precisi, come se si formasse un’architettura immaginaria nella quale questi personaggi trovassero il modo di accostarsi, cercando di comunicare e stare in equilibrio gli uni con gli altri».

A completare l’esposizione è Mangrovie, opera del 2025 realizzata in rame, nella quale la natura diventa il punto di partenza per una riflessione sulla convivenza, sulla resistenza e sull’interdipendenza. Le mangrovie sono piante capaci di crescere in ambienti di confine, tra terra e mare, creando ecosistemi complessi e proteggendo il territorio. Una caratteristica che l’artista traduce in un intreccio di forme metalliche, all’interno del quale emergono figure che cercano il proprio spazio.

La lavorazione dell’opera rappresenta anche una sfida tecnica: rendere visivamente leggero un materiale resistente come il rame, attraverso un processo di forgiatura che richiede di riscaldare e modellare ripetutamente il metallo. «Ho lavorato il rame cercando di riprodurre il gesto che si ha sull’argilla quando viene premuta con le proprie mani, ma lavorando con un metallo duro. C’è stato un tempo di forgiatura nel quale il materiale si lavora col fuoco: la barra di rame si scalda, diventa malleabile e la lavoriamo all’incudine con vari martelli che abbiamo a disposizione o creiamo a seconda dei nostri bisogni, poi torna di nuovo compatta e si ricomincia. Nell’intrico del metallo che diventa rami ho inserito per giustapposizione una serie di personaggi che cerca di trovare di proprio posto, si nasconde e chiede di essere trovato», racconta l’artista. Il risultato è una composizione nella quale le figure non cercano di dominare l’ambiente naturale, ma di adattarsi a esso, diventando parte di una struttura più ampia. Un’immagine che attraversa l’intera ricerca artistica di Crepaldi, interessata alle connessioni tra gli esseri viventi, alle trasformazioni della materia e alla possibilità di immaginare nuovi equilibri.

L’esposizione di Parabiago rappresenta anche un incontro tra la dimensione locale e le esperienze maturate dagli artisti attraverso lo studio, i viaggi e il confronto con realtà differenti. Due aspetti che, secondo Crepaldi, non sono affatto in contrapposizione, ma si alimentano reciprocamente. «Credo che siano in continua relazione. C’è sempre bisogno di andare fuori per poi tornare dentro e quindi è fondamentale farsi contaminare, guardare, rubare, farsi travolgere da altro e poi tornare, chiudersi. Deve esserci una circolazione».

Una visione che trova spazio nell’iniziativa ospitata dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, dove le opere diventano un’occasione per mettere in relazione il percorso individuale di una giovane artista con la comunità del territorio.

L’esposizione si inserisce nel progetto nazionale Bcc Arte&Cultura, promosso dal Gruppo Bcc Iccrea per valorizzare il patrimonio storico, artistico e architettonico delle Banche di Credito Cooperativo italiane e sostenere la creatività dei territori. Il progetto ha dato vita al più grande museo diffuso privato nazionale delle collezioni d’arte delle Bcc, accessibile sia attraverso percorsi espositivi fisici sia mediante il portale digitale bccartecultura.it, che mette a disposizione un catalogo delle opere e una galleria immersiva in 3D.

All’interno di questo percorso si colloca Futuri Emergenti Italiani, l’iniziativa editoriale ed espositiva dedicata alla nuova generazione dell’arte contemporanea. Curata da Cesare Biasini Selvaggi, attraverso una mappatura nazionale e il lavoro di un comitato scientifico, ha individuato 101 artisti italiani under 35, molti dei quali attivi anche all’estero, offrendo loro la possibilità di tornare a esporre nei territori di origine grazie alla collaborazione delle Banche di Credito Cooperativo.

Le filiali diventano così spazi espositivi capaci di avvicinare l’arte contemporanea alle comunità locali, creando nuove occasioni di incontro tra artisti e pubblico anche al di fuori dei circuiti museali tradizionali. Le opere e i percorsi artistici selezionati sono inoltre raccontati nel volume Futuri Emergenti Italiani, accompagnando un progetto che mette in relazione la valorizzazione delle radici territoriali con le prospettive della creatività contemporanea. È in questa cornice che si inserisce la presenza delle sculture di Chiara Crepaldi nella sede della Bcc di Parabiago.

Chiara Crepaldi, di San Vittore Olona (Mi), è una giovane scultrice italiana, classe 1993, che vive e lavora tra Milano e Parigi.

Il percorso artistico di Chiara Crepaldi è iniziato molto prima degli studi accademici, tra gli attrezzi in garage e il banco da lavoro del nonno. Un’infanzia trascorsa a sperimentare con le mani e a scoprire le possibilità offerte dagli oggetti e dai materiali, fino alla decisione di trasformare quella passione in una professione. «Ho iniziato a giocare con le mani quando ero bambina e andavo a casa dei miei nonni. Mio nonno era un elettricista e aveva un bellissimo tavolo da lavoro con una morsa, e io passavo i pomeriggi interi a mettere dentro queste cose nella morsa, tirarle fuori e rimetterle dentro», racconta l’artista. «Nella mia famiglia nessuno aveva la vocazione artistica, né c’era l’idea che di questo si potesse fare un lavoro, un mestiere. Però ho deciso di andare contro le regole di tutti e ho lasciato il liceo scientifico per il liceo artistico».

Una scelta che l’ha portata successivamente a studiare Scultura in Accademia a Brera, approfondendo la conoscenza dei materiali nella formazione in fonderia a Parigi e in Fondazione Pomodoro a Milano e sviluppando via via un linguaggio personale nel quale il processo creativo assume un ruolo fondamentale. Il contatto fisico con la materia, il lavoro con fuoco, la sperimentazione e la possibilità di dare forma a qualcosa che prima non esisteva sono gli elementi che alimentano il suo lavoro.

La sua ricerca artistica si concentra sulla trasformazione della materia e sul rapporto tra uomo, natura e ambiente, attraverso sculture realizzate prevalentemente in metallo, nelle quali forme organiche, personaggi immaginari e architetture fantastiche si intrecciano. Ha esposto in Italia e all’estero. Le sue opere esplorano il delicato equilibrio tra leggerezza e solidità, movimento e stabilità, trasformando materiali come ferro, bronzo e rame in composizioni capaci di raccontare relazioni, metamorfosi ed emozioni.

 

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