Alessandro Coppola ha 23 anni, studia Scienze della Comunicazione ed è fondatore e presidente di VEDO OLTRE APS. Convive dalla nascita con una sordità importante e, a 16 anni, ha ricevuto la diagnosi di Sindrome di Usher di tipo 2, una malattia genetica rara degenerativa che può portare alla cecità. Da quella diagnosi ha scelto di trasformare la propria esperienza in una missione sociale. È autore del libro autobiografico “Le mie orecchie parlano”, content creator, comunicatore e fotomodello per campagne inclusive.
Alessandro, ci parli di te?
Sono uno studente di Scienze della Comunicazione, presidente e fondatore di VEDO OLTRE APS, content creator per il sociale e comunicatore. Racconto la mia storia attraverso incontri, esperimenti sociali e contenuti online, con una community di circa 17.000 persone.
In questi anni ho incontrato migliaia di giovani in oltre 55 scuole della Campania e ho portato la mia testimonianza anche in carceri, comunità e importanti istituzioni. Sono stato inoltre testimonial di iniziative dedicate all’inclusione e alle malattie rare e ho lavorato come fotomodello per campagne inclusive di diversi brand.
Nel 2023 ho pubblicato il mio libro autobiografico “Le mie orecchie parlano”. Nell’ottobre 2025 ho invece fondato VEDO OLTRE APS, con l’obiettivo di trasformare la sensibilizzazione in progetti concreti dedicati alle malattie rare, ai giovani, all’integrazione e alla valorizzazione delle diversità.
Che lavoro svolgi? Ti piace?
Tutto quello che faccio nasce dalla mia missione sociale e, al momento, lo porto avanti a titolo gratuito. Mi piace molto, anche se è un percorso dispendioso e non semplice, perché non ho un vero sostegno economico da istituzioni, fondazioni o imprenditori.
In passato immaginavo un futuro diverso: avrei voluto andare all’estero, studiare Economia e diventare imprenditore. Oggi, però, non sono affatto dispiaciuto di aver preso un’altra strada. Sento di dover dare speranza e voce a una parte della società che spesso viene dimenticata.
Quali sono le tue passioni?
Amo viaggiare, conoscere altre culture e confrontarmi con persone e modi di pensare diversi. Credo sia fondamentale uscire dalla propria zona di comfort.
Amo anche la scrittura, che ho scoperto a 16 anni. Per me è un mezzo attraverso cui possiamo raccontare emozioni e paure senza sentirci giudicati.
La mia passione più grande, però, è aiutare gli altri. Vedere una persona sorridere e sapere di aver contribuito, anche solo in minima parte, mi rende davvero sereno.
Pratichi sport?
Vado in palestra con un personal trainer. Passando molto tempo a studiare e lavorare al computer, sento il bisogno di prendermi cura del mio corpo e di ritagliarmi un’ora senza telefono.
Lo sport mi ha accompagnato fin da bambino e, insieme alla musica, lo considero fondamentale per una vita sana.
A cosa stai lavorando attualmente?
Sto lavorando su diversi progetti legati all’associazione, cercando collaborazioni e nuove opportunità.
C’è poi la musica. Il 22 aprile 2026 è uscito “AC22”, il mio primo singolo autobiografico, nato per trasformare fragilità e difficoltà in un messaggio di forza e inclusione: “Esistiamo anche noi”. Ho già avuto diverse esperienze live e sogno di continuare a portare la mia musica sui palchi e nei festival.
Sto inoltre preparando nuovi format per i social e continuo a partecipare a casting e campagne come fotomodello, con l’idea di raccontare attraverso arte, moda, musica e comunicazione il valore di ogni unicità.
Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
Il sogno più grande è che vengano trovate cure per le malattie rare. È una speranza che porto con me da quando, a 16 anni, ho ricevuto la diagnosi.
Sul piano personale, vorrei realizzare una campagna pubblicitaria con un importante brand di occhiali, aprire concerti di artisti nazionali e internazionali, partecipare a grandi festival e collaborare con artisti che stimo.
Come content creator vorrei raggiungere molte più persone e diventare un punto di riferimento per chi vive situazioni difficili.
Ma c’è soprattutto un sogno che riguarda mia mamma: vorrei poterle restituire un po’ della serenità che ha perso. Mi sostiene ogni giorno, ma vive anche di preoccupazioni e sensi di colpa per la mia malattia. Vederla finalmente tranquilla e felice sarebbe, per me, uno dei traguardi più importanti.









