MADRID – Un mercoledì di altissima tensione politica scuote la Spagna e fa tremare il governo guidato da Pedro Sánchez. All’alba di oggi, 27 maggio 2026, gli agenti dell’Unità Operativa Centrale (UCO) della Guardia Civil si sono presentati nella storica sede federale del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), in calle Ferraz a Madrid.
L’operazione, coordinata dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta su un presunto giro di finanziamenti illeciti e pagamenti in contanti avvenuti tra il 2017 e il 2024, ha incluso anche perquisizioni mirate nelle abitazioni di alcuni storici ex esponenti e leader del partito, allargando l’ombra del sospetto su un presunto reato di traffico di influenze che lambisce anche il passato dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero.
La replica da Roma: «Niente da nascondere»
Mentre a Madrid gli agenti entravano negli uffici del PSOE, il premier Pedro Sánchez si trovava a Roma per impegni istituzionali e per un’udienza ufficiale in Vaticano. Raggiunto dai giornalisti presso l’ambasciata spagnola presso la Santa Sede, il Primo Ministro ha voluto lanciare un messaggio di totale fermezza istituzionale, provando a disinnescare la bomba politica che le opposizioni di centro-destra (PP e Vox) hanno immediatamente cavalcato.
«Non intendo sottovalutare la gravità delle indagini in corso, ma il nostro è un partito che non ha nulla da nascondere», ha dichiarato Sánchez ai cronisti. «Forniremo la massima e totale collaborazione alla magistratura. Se verranno accertate irregolarità agiremo con assoluta severità, ma questo governo non vacilla».
Blindato il mandato: sbarrata la strada al voto anticipato
Il fulcro politico del discorso di Sánchez risiede però nel categorico rifiuto di cedere alle pressioni per un ritorno alle urne. Nonostante le recenti e pesanti sconfitte subite dai socialisti nei vari cicli di elezioni locali (come il recente crollo in Andalusia), il leader del PSOE ha blindato la legislatura con parole chiare:
«La destra cerca da tempo il linciaggio politico ed evoca le urne ogni giorno. Ma lo dico chiaramente: non ci saranno elezioni anticipate. Nessuna di queste inchieste mette in discussione l’azione di un esecutivo che lavora per l’agenda sociale del Paese. Andremo avanti».
Mentre i portavoce del partito gettano acqua sul fuoco parlando di una “semplice richiesta di informazioni e file per via documentale” e sottolineando la differenza con la destra («noi non distruggiamo i computer o le prove», ha rimarcato la portavoce Montse Mínguez), l’opposizione è già sul piede di guerra. Per Sánchez si apre una delle fasi più complesse e delicate del suo mandato, stretto tra l’assedio giudiziario che tocca i vertici storici dei socialisti e la necessità di tenere unita una maggioranza frammentata in Parlamento.









