Secondo Confcommercio, in Italia in sette anni, dal gennaio 2019 a dicembre 2025, per i prezzi degli alimentari c’è stata una crescita dei prezzi cumulata del 30,1%, in Francia +28,5%, in Germania +41,9% e in Spagna oltre il 40%. Si interroga, quindi, se anche l’Antitrust tedesca abbia aperto un’indagine.
“Un confronto ingannevole! Come già evidenziato dal focus dell’Istat del 12 novembre 2025, che è quello che ha generato l’indagine dell’Antitrust, il problema in Italia è il divario tra l’andamento dell’indice generale dei prezzi e quello dei beni alimentari, che da ottobre 2021 a ottobre 2025 è pari a quasi 8 punti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Inoltre, l’anomalia dell’andamento dei prezzi alimentari italiani dipende anche dal fatto che, pur trattandosi di una spesa obbligata, la domanda è in calo, come dimostrano i dati delle vendite alimentari in volume. Insomma, per la legge della domanda e dell’offerta, i prezzi, ceteris paribus, dovrebbero scendere, non certo salire. Inoltre, conta il livello assoluto dei prezzi, che in Italia, che registra rincari dall’arrivo dell’euro ad oggi, oramai sono alle stelle” prosegue Dona.
“A differenza della Germania, infine, gli stipendi in Italia non vengono adeguati all’inflazione da decenni e il livello del reddito delle disponibile delle famiglie è inadeguato. Da noi il ceto medio è diventato povero” conclude Dona.










