Un attimo di distrazione, una scivolata, una presa sbagliata. Il risultato, spesso, è lo stesso: un dolore acuto al polso che fa temere il peggio. Le distorsioni di questa articolazione sono tra gli infortuni più frequenti, tanto nella vita di tutti i giorni quanto nello sport. Riconoscerle e intervenire nei modi giusti, però, può fare la differenza nei tempi di guarigione.
Come capire se si tratta di una distorsione
La distorsione del polso si verifica quando i legamenti, ovvero quelle strutture fibrose che mantengono stabile l’articolazione, vengono stirati o parzialmente lesionati. Il dolore compare subito, seguito da gonfiore e difficoltà a muovere la mano. In alcuni casi possono comparire anche lividi o un leggero ematoma.
Diversamente da una frattura, dove il dolore è più intenso e concentrato in un punto preciso, la distorsione si manifesta con un fastidio diffuso attorno al polso. Tuttavia, se il dolore è forte o la mano risulta deformata, è sempre necessario un controllo medico o una radiografia per escludere lesioni ossee.
Cosa fare dopo una distorsione: il metodo RICE
Quando ci si trova ad affrontare una distorsione al polso, il primo consiglio che danno i medici è quello di attuare il cosiddetto protocollo RICE, acronimo di Rest, Ice, Compression ed Elevation.
- Riposo: interrompere subito ogni attività e immobilizzare il polso è la prima mossa corretta.
- Ghiaccio: da applicare per 15-20 minuti ogni 2-3 ore, sempre avvolto in un panno per evitare il contatto diretto con la pelle.
- Compressione: una fasciatura elastica aiuta a contenere il gonfiore, purché non stringa troppo.
- Elevazione: tenere il polso sollevato sopra il livello del cuore favorisce il deflusso dei liquidi e riduce l’edema.
Seguire queste indicazioni già nei primi minuti può ridurre l’infiammazione e abbreviare il recupero.
Quando serve una visita medica
Non tutte le distorsioni richiedono cure urgenti, ma alcuni segnali non vanno ignorati. Se il dolore non passa con i comuni antidolorifici, se il gonfiore aumenta o se la mobilità del polso è praticamente nulla, è opportuno recarsi al pronto soccorso. Anche nei casi in apparenza lievi, se i sintomi non migliorano dopo due o tre giorni, una valutazione da parte di un medico o di un fisioterapista può chiarire la situazione.
Gli errori più frequenti
Gestire una distorsione in modo scorretto può compromettere la guarigione più di quanto si pensi. Uno degli errori più comuni è applicare calore nelle prime 48 ore, magari con impacchi o borse termiche: il calore, invece di alleviare il dolore, aumenta l’afflusso di sangue nella zona lesa e quindi peggiora il gonfiore e l’infiammazione.
Altro comportamento rischioso è ignorare il dolore e continuare a usare la mano. Anche un semplice gesto come afferrare un oggetto o digitare al computer può sovraccaricare i legamenti già irritati, trasformando una distorsione lieve in un problema più serio.
All’estremo opposto, c’è chi immobilizza il polso per troppo tempo, convinto che il riposo assoluto favorisca la guarigione. In realtà, un’immobilità prolungata porta a rigidità articolare e perdita di forza muscolare, rendendo poi più difficile il recupero completo.
Il recupero: movimenti dolci e pazienza
Dopo i primi giorni di riposo, inizia la fase di riabilitazione. L’obiettivo è recuperare gradualmente la mobilità e la forza. Movimenti lenti di flessione ed estensione, da eseguire più volte al giorno, aiutano a evitare la rigidità.
Solo quando il dolore diminuisce è possibile introdurre esercizi di rinforzo, come stringere una pallina morbida o usare piccoli elastici.
Tempi di guarigione
Ogni caso è diverso: una distorsione lieve può risolversi in una o due settimane, una moderata in un mese circa, mentre le forme più gravi richiedono anche due o tre mesi.
Riprendere le attività troppo presto è un errore: serve gradualità, magari con il supporto di un tutore nei primi giorni di ritorno allo sport o al lavoro.
Come prevenire nuovi infortuni
Dopo una distorsione, il polso resta più fragile per un po’. Rinforzare i muscoli dell’avambraccio e migliorare la propriocezione, cioè la capacità di percepire la posizione dell’articolazione, è un ottimo modo per ridurre il rischio di recidive.
Anche un buon riscaldamento e l’uso di protezioni nelle attività più a rischio restano abitudini semplici ma efficaci.










