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“Quando la musica si mostra. Una nota al museo” è il titolo della nuova personale del musicista e artista Francesco Tricarico

Redazione You Donna Da Redazione You Donna
9 Maggio 2018
In Curiosità, You Donna
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Il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna ospiterà per un mese – a partire dal12 maggio – la personale di Francesco Tricarico dal titolo “Quando la musica si mostra. Una nota al museo” curata da Olivia Spatola in collaborazione con la galleria Fabbrica Eos di Milano. La mostra propone di fornire un’esperienza multisensoriale tramite un percorso tematico che guiderà i visitatori attraverso alcune delle sale del percorso espositivo del Museo.

 

La location del Museo internazionale e biblioteca della musica è stata scelta per la centralità non solo geografica ma anche per il ruolo culturale che riveste: il Museo, che ha sede in un palazzo affrescato del centro storico, espone le prestigiose collezioni di beni musicali della città di Bologna, in un percorso espositivo che si snoda attraverso nove sale a ripercorrere sei secoli di storia della musica europea, con oltre un centinaio di dipinti, più di ottanta strumenti musicali antichi ed un’ampia selezione di documenti storici di grande pregio.

 

L’intento di Quando la musica si mostra. Una nota al museo è quello di far dialogare l’arte con la musica all’interno di uno stesso spazio che è al contempo sia fisico che metaforico: il concetto della musica in quanto segno espresso – scritto, di contenitore di significanti e di significati che suonano anche quando gli strumenti non sono sfiorati dalle dita del musicista. In questo spazio che potremmo definire del ‘silenzio cageano’, in cui lo spettatore ha la sensazione di ascoltare qualcosa anche se tutto tace, le opere di Francesco Tricarico andranno a mostrare in quale modo è possibile controllare e organizzare le nostre percezioni.

 

Le opere scelte sono sette come il numero delle note musicali e le sale del museo in cui il percorso artistico si dispiegherà. Ed è così che le stanze, abbandonando temporaneamente la loro consueta numerazione, diverranno – attraverso i dipinti dell’artista – la “Stanza del Do”, la “Stanza del Re”, la “Stanza del Mi”; la “Stanza del Fa”, la “Stanza del Sol”, la “Stanza del La” e la “Stanza del Si”.  Ma non solo. In questo caso, il segno – ovvero la relazione tra significante e significato – rappresentato dalla denominazione delle stanze, diventerà anche simbolo: vale a dire una realtà altra, che va oltre e da ricomporre; l’espressione dell’inconscio collettivo da cui emergono processi di trasformazione tra ciò che è noto e ciò che non lo è, coinvolgendo lo spettatore.

La “Stanza del Do” dunque – in questo gioco fra segno e simbolo –  non sarà soltanto la sala in cui Tricarico omaggerà la prima nota musicale, ma anche del Do-minus; la “Stanza del Re” del Re-gnare; la “Stanza del Mi” del Mi-stero; la “Stanza del Fa” del Fa-re; la “Stanza del Sol” del Sol-o; la “Stanza del La” del La-voro e la “Stanza del Si” del Si-lenzio, che chiude concretamente e allegoricamente la mostra.

 

Cos’è l’arte? Per Francesco Tricarico è un modo di tornare alla vita, un riscatto, una rivincita, una grande occasione di scoperta e di de-costruzione di tutti i sistemi dell’essere umano. La passione  di Tricarico per la pittura nasce fra i banchi di scuola e precisamente durante le lezioni di educazione tecnico-artistiche alle scuole medie: “Ho un grande ricordo di quel periodo. Mentre disegnavo linee diagonali e curve per poi riempirle di colore, mi trovavo a partorire pensieri enormi che forse avrei dovuto affrontare un po’ più avanti. Ma siccome già li affrontavo, la ritualità di quei disegni mi dava la giustificazione di assentarmi e allontanarmi momentaneamente da tutti i miei amici perché mi sentivo in difetto: avevo argomenti che non potevo condividere con loro, c’era la morte, la morte di mio padre, pensieri troppo difficili da gestire. Riempire gli spazi di colore era un modo per riflettere sulla mia solitudine. Per cui – l’arte come la musica – giustificava me stesso e la mia esigenza di prendermi del tempo. Quel mondo dava una sensazione di protezione che poi con il tempo ho rielaborato”.

 

I quadri di Francesco Tricarico sono frutto di una ricerca interiore unita alla necessità di produrre cose dal valore universale, che lo uniscano agli altri nel concetto di bellezza condivisa. Per Tricarico dipingere non è un tentativo di fuga dalla realtà ma un modo di esserci: “è un modo di essere nella realtà interpretandola. Osservandola in altri modi, osservandola su una tela, innesca un un modo diverso di pensare e l’atto creativo rappresenta un momento che altrimenti non si fermerebbe ed invece si ferma. Tutto ciò mi suscita stupore”. L’arte di Tricarico è un grande caos ordinato, come afferma l’artista stesso. I soggetti delle sue opere cambiano, non sono mai gli stessi. La  sua è una ricerca continua, legata a tutti i sensi, alla vista e soprattutto a ciò che non si vede: Tricarico è affascinato dalle cose che non sono visibili ma che allo stesso tempo possiamo intuire, percepire. I suo quadri sono delle chiavi d’accesso, piccole magie che aprono altre porte: “la tela mi svela qualcosa che prima non c’era, aiuta a farmi capire cose che probabilmente ancora non so”.

 

Quando la musica si mostra. Una nota al museo è per Tricarico una grande possibilità di realizzare una storia in un luogo affascinante come il Museo della Musica. “Ogni tela sarà caratterizzata da una nota accompagnata da una parola e da uno strumento. È per me un momento di autocelebrazione”.

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