Rachele Guidi, casalinga, nasce a Salto, in Romagna, l’11 aprile 1890. Morirà a Predappio per collasso Cardiocircolatorio alle 13,20 del 30 ottobre 1979, a Villa Carpena, a Predappio.
“Azdora”, perciò contadina, che la vuole matriarca di una famiglia devastata dal dolore, Rachele conquista il titolo di “donna” in virtù del suo carattere forte e combattivo, in ragione del suo essere stata fondamentalmente un monumento di dignità. Un tal Prefetto, Saverio Polito, quando la porta via da Villa Torlonia, verso una destinazione d’ufficio stabilita, dall’empio maresciallo Badoglio, le strappa la mano dalla rigidità, che è propria di una signora, ignobilmente sequestrata, per compiere su di lei un volgare oltraggio sessuale, per infangare di più questa figlia del popolo, che nessuna lusinga borghese, aveva mai distolto, dalla propria natura di madre, moglie e padrona. Immune ai richiami, alle chimere della nobiltà, perfino, sollecitata ad accettare un titolo principesco, o un duce almeno, questa donna cui hanno strappato il marito con il sotterfugio tipico degli inquilini del Quirinale, in un’Italia rovinata nel disastro civile, ha dalla sua parte, la regina Elena sangue Montenegrina ” il culto della lealtà e dell’onore” che tuona contro Vittorio Emanuele “A casa nostra, sotto il nostro tetto contro tutte le regole dell’ospitalità quell’orrenda autoambulanza nel giardino.”
La vita di Rachele Guidi, zappatrice alla valle del Rabbi, è stata messa da parte per Euripide. E’ appena una bambina delle elementari, quando Rachele s’innamora di Benito Mussolini. Lui spesso sostituisce la madre a scuola, la maestra Rosa Maltoni, la rivede la domenica all’uscita della messa, la fulmina di sguardi, ma vivranno per un periodo come fratello e sorella, quando Alessandro “il fabbro”. Padre di Mussolini, nel frattempo vedovo, si porterà in casa la madre di Rachele e ne diventa sua compagna di vita.
A diciannove anni è Rachele, che diventa compagna di Benito Mussolini, anzi, è registrata nei brogliacci della forza pubblica come “concubina dell’imputato Benito Mussolini”. In un disegno anonimo graffiato col carboncino, si vedono Rachele e Benito intorno a una culla, il futuro fondatore dell’Impero suona una ninna nanna col violino. Rivoluzionari e socialisti, Rachele e Benito hanno già una figlia Edda.
La piccola viene registrata all’anagrafe, come figlia di Benito Mussolini e di N.N. Questa, formula insolita, darà motivo di un sospetto che sopravviverà nel tempo, quando Edda, futura contessa Ciano, sarà sempre diversa dalla madre, così popolana, e sempre più contessa, forse figlia naturale di Angelica Balanoff, nobile bohèmiens, rapita d’amore per Mussolini” Tu non puoi essere mia figlia” dirà spesso la madre alla figlia entrambe, condurranno l’una contro l’altra armata, una guerra sorda e lunga, sigillata da un amore feroce, un legame affondato nella carne viva di ferite inaudite, come quella cena coi Mussolini riuniti per l’ultima volta insieme, con donna Rachele, ostentatamente girata di spalle per non voler guardare il genero, Galeazzo, chiedendo ripetutamente al marito “ Quando ti libererai dei tuoi traditori.? Adolf Hitler, in persona chiede al Duce la grazia, per Galeazzo Ciano, il quale era già stato condannato a morte, dal tribunale di Verona. Mussolini risponde: “Come potrei chiedere alla mia gioventù di andare a morire, se poi restituisco la vita a mio genero”. Come avrebbe mai potuto guardare in faccia sua moglie piuttosto, se solo avesse salvato Galeazzo Ciano. La vita di Rachele Guidi, pratica di orto e di allevamenti, donna di modi spicci e nervosi, è stata messa da parte per Euripide. Rachele e Benito si sposeranno civilmente nel 1915, si uniranno in matrimonio anni dopo, questa volta davanti all’Altare. Quando lui avrà trovato”posto” alla guida della nazione italiana. Lei un caratteraccio, lui la asseconda sempre. L’unica volta che Benito Mussolini si potrà permettere il lusso di una sfuriata con la moglie, sarà a causa di un “furto”.
Pratica e sbrigativa donna Rachele raduna tutta la paccottiglia dei riconoscimenti ottenuti dal marito, Targhe, coppe, medaglie; ori e argento, che lei, decide di far fondere, per ricavarne denaro con cui compra una “cucina economica”. Il marito diventa un cerbero: “Hai rubato allo Stato, quell’oro e quell’argento, non l’hanno dato a me, ma donato, al capo del Governo”. Avranno altri quattro figli: Vittorio letterato, soldato e ottimo critico, cinematografico, quindi Bruno, un angelo dell’Aviazione morto in giovane età, la dolcissima Anna Maria colpita dalla poliomelite e infine Romano, jazzista, pittore, un artista dal tratto amorevole, papà di Alessandra, l’inaspettata nipote, che infine ha coraggiosamente raccolto l’eredità politica di una complicata e affascinante famiglia Italiana. L’analfabeta Rachele, imparerà solo a scrivere il proprio nome e cognome, per firmare le dediche per migliaia di visitatori che si recheranno, in visita pellegrinaggio a Predappio, negli anni del dopoguerra per renderle omaggio. Devota di Padre Pio riceverà dalle mani del Santo, una corona di rosario per recitare le preghiere in memoria del marito, lei aggiungerà “motu proprio” un’Avemaria per Claretta Petacci, l’amante o meglio la donna che le aveva tolto il privilegio di morire accanto all’uomo della sua vita. A Rachele, spetterà il tremendo compito di officiare, alla restituzione delle spoglie martoriate del suo marito il Duce. Le spoglie del Duce, trovano posto in una scatola di sapone… Donna Rachele, compie il riconoscimento, ancora una volta, a gran voce maledice i traditori. Presto in paese, si diffonde la voce: “ E’ tornato il Duce! E’ tornato a Predappio”.
Anna Sciacovelli









