Il punto di vista del New humanism

Il punto di vista del New humanism

È nato negli Stati Uniti d’America intorno al XX secolo. I fondatori che amarono questo movimento furono Irving Babbitt e Paul Elmet More, entrambi professori di cattedre universitarie. Non solo, ricordiamo anche Stuart Pratt Sherman.
Filosofi intellettuali, acculturati della materia dedicarono spazio agli scritti, come importante citare “Humanism and America” (1930) dove si cercava di estrapolare il meglio del movimento attuale non sapendo a cosa si andava incontro, perché è bene sì, la società ben presto scatenò dei dissidi spaventosi. I neoumanisti crearono molte polemiche e proprio nel periodo della II guerra mondiale si trovarono a essere impreparati non alla materia del nuovo ciclo vitale ma al nuovo corso che vigeva in quel dato momento storico dettato da regole sociali non aderenti alla convinzione e la consapevolezza. Ci furono attacchi violenti contro il New Humanism. Cos’era? Una specie di meditazione a carattere etico? Babbit affermava che Humanitas significava “dottrina e disciplina” e che poteva essere assorbito o capito solo da quelli che si definiscono i pochi eletti.
Erich Fromm, credete che potesse risolvere i problemi di una società non consapevole del proprio movimento?
“La libertà positiva consiste nell’attività spontanea della personalità totale” (Erich Fromm) e allora ci viene spontaneo dedurre che il nuovo umanesimo in un modernismo del genere ci vuole non solo creativi ma spontanei a una realtà in cui facciamo fatica ad adattarci. Più liberi umani, umani di vivere quasi per toccare il limpido attraverso una potenzialità superiore dettata dagli stimoli di una reazione spontanea. Il nuovo umanesimo nasce dalla semplicità e non dobbiamo danneggiarlo, anche il concilio Vaticano II ha affermato che «in tutto il mondo si sviluppa sempre più il senso dell’autonomia e della responsabilità, […] In tal modo siamo testimoni della nascita d’un nuovo umanesimo, in cui l’uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia» (Gaudium et spes, n. 55). In questo caso si approfondisce la materia del nuovo umanesimo con “umanesimo etico e di responsabilità”.

 

Rosa Santoro

Redazione You Donna

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