Le acciughe di nonno Ciccio

Le acciughe di nonno Ciccio

Durante la notte, tutti i giovani pescatori con barche dipinte e le nuove reti, avevano raccolto molto più pesce, del necessario, forse le maglie più strette avevano prodotto il grande miracolo.

Non pensavano minimamente di raccogliere tanto ben di Dio, non avevano più cesti da riempire e le barche per il peso, erano sotto il livello prefissato di galleggiamento.

Il pescatore Andrea, era arrivato al porticciolo di Sant’Antonio alle prime luci dell’alba, prima dell’ora, solita e dalla sua barca aveva scaricato circa centoventi chili di Alici, di media pezzatura quelle giuste da salare e le aveva già preparate per la salatura, le alici salate dovevano durare per tutto il periodo invernale, prima che altre alici, da avannotti fossero pronte per la pesca, doveva trascorrere circa un intero anno.

Si era fermato, presso lo scialo grande, dove la pozza d’acqua di mare sempre pulita e cristallina, strizzava l’occhio.

Velocemente toglieva le teste e le interiora, poi le risciacquava nell’acqua di mare e le metteva nella spasa, per farle asciugare, doveva andare presto a casa per salarle senza aspettare il pomeriggio altrimenti, sarebbero diventavano mollicce e dovevano essere subito cucinate oppure andavano gettate.

Per evitare il peggio si dava da fare. Mentre lui faceva accuratamente questo lavoro, la moglie Mariella, aveva comprato circa venti chili di sale fino, e ora cercava di pulire le capase, vasi di terracotta smaltati, con aceto e acqua bollente, per mettere le alici dopo che il marito le aveva ben lavate e fatte asciugare nelle spase.

Nella piccola caletta, la barca si dondolava lentamente nell’acqua, seguendo il dondolio del vento, le onde cullavano la barca vuota, Andrea ogni tanto chiudeva gli occhi per la stanchezza, durante la notte aveva dormito poco, il sonno lo tormentava. Decise di bagnarsi il volto con l’acqua di mare per svegliarsi un po’, ma il sonno non gli dava pace, allora decise di tornare a casa, pranzare e poi riposare. Il suo unico desiderio era di dormire. Così fece.

Appena arrivato a casa, le corse incontro nerina, di circa cinque anni, la gatta lo annusò per ogni dove in cerca di pesce, al padrone aveva leccato i piedi riempiendosi la bocca di squame sottili e lucenti, ma continuava a infastidirlo, non dandogli il tempo di pulirsi dalle spine e lische.

Per ben due volte, la signora Mariella, aveva tentato di allontanare la gatta dalla grande “spasa”, che faceva bella mostra di sé, colma di pesce fresco e appena spinato, ancora con la pelle tra l’argento e il blu cobalto.

Ma, la gatta, pronta a divorare quel ben di Dio riprovava ad avvicinarsi e a raggirare l’attenzione del marito Andrea.

L’attenzione del pescatore, era rivolta invece verso il sacco del sale, che calava sempre più a vista d’occhio, ma lei, la gatta, tornava alla carica, facendo finta di dormire, si acciambellata vicino alla spasa, faceva fremere i vibrissi più che poteva, fingeva di ronfare, respirando il profumo spesso ripassava la sua lingua sulla sua bocca, pronta a mordere e ingoiare tutto quello che proveniva dal mare, il pesce depositate in quelle spase.

La casa era pregna di profumo di pesce e di mare, la signora Mariella, si sentiva ricca di quella grande provvista di acciughe, pescate quella notte dal probo marito, per la gioia Mariella, quando era rientrato lo aveva ringraziato con un grande abbraccio e un bacio, sulle guance facendolo arrossire per il disagio provato.

Mariella, avrebbe dato al suocero nonno Ciccio, una parte del pescato già messo in salamoia quindi avrebbe diviso la sua ricchezza con gli altri come sempre.

Andrea, aveva finito il suo stanchevole lavoro e si apprestava a una doccia calda per togliersi la stanchezza di dosso, infilarsi il pigiama e via nel grande letto.

Terminato la doccia, vide la gatta sdraiata sotto una sedia in cucina, la micia sembrava stanca e al suo richiamo rimase amorfa e senza vita volle svegliarla ma la bestiolina non reagiva alle sue carezze, entrò in cucina e solo allora si accorse che la lazzarona aveva fatto  strage delle sue alici pescate lavate e asciugate con tanta, tanta pazienza, le spase erano quase vuote nei cesti non c’era quasi più nulla da mettere sottosale, era incerto di cosa fare.

Era bastata un po’ di disattenzione, per perdere tutto il pescato e una giornata di lavoro, per pulirle e farle asciugare nelle spase. Per non essere deriso dal suocero.

A nonno Ciccio, furono costretti a dire che durante la mattinata non si era sentito bene e che sarebbe andato il giorno dopo a pescare le alici da mettere sotto sale.

Anna Sciacovelli

Redazione You Donna

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