Il Fortore del Molise

Il Fortore del Molise

Una gita, alla scoperta delle bellezze naturali e artistiche, del territorio che circonda la Puglia e il Molise.

Una passeggiata tra i folti boschi e favolosi tesori d’arte. Santuari di antica devozione, castelli, conventi e obsoleti  monasteri. Santa Croce di Magliano, un centro artigianale e agricolo situato su di un pianoro, il territorio è circondato da diverse sorgenti, che caratterizzano l’intero territorio, dove si notano in primis, i dolci declivi delle colline, ricoperte da terreni fertilissimi.

Nei paesi e nei dintorni, si produce un formaggio locale a pasta filante, che ha origini e rituali legati alla pastorizia e alla stessa civiltà pastorale, alla festa della Madonna dell’incoronata; è usato come ornamento a tracolla dai pastori, di solito era prodotta verso la fine del mese di aprile, attualmente è possibile reperirla in tutti i periodi dell’anno.

Ci spostiamo e arriviamo in quel di Sant’Elia a Pianisi, un borgo sdraiato su di un altopiano, ai confini della Puglia, dedicata al Santo Protettore, il grande profeta Elia, visitiamo la nota chiesa parrocchiale, nella quale si conservano due opere di grande valore artistico: la “Allegoria dei sette Sacramenti”, inserita nella parte centrale dell’abside, e la “Natività”.

Da non saltare una breve visita al Convento dei Padri Cappuccini, dove per ben quattro anni, dal 1904 al 1907, soggiornò nella sua piccola cella, il fraticello con le stimmate, Padre Pio da Pietrelcina.

Oggi venerato,  Santo Pio da Pietrelcina.

Il nostro viaggio, prosegue verso San Giuliano di Puglia, zona molto ricca di storia, che annovera e conserva, tra i suoi palazzi, importanti monumenti: tra i tanti il grande e ospitale Palazzo marchesale, la Badia di Sant’Elena, la Chiesa di San Giuliano Martire, con un immenso e interessante portale in stile Romanico e gotico. Da non dimenticare che  Monacilioni,  era l’antico  Castro Monachis  Leonis, in quanto il villaggio edificato intorno alla chiesa Benedettina S.Monachis Leonis.

Continuamo la nostra gita, ci aspetta una visita guidata  anche della chiesa di Santa Maria Assunta la cui pianta a croce greca, la quale rappresenta un esempio molto raro in terra  Molisana.

Ancora tre tappe per terminare la nostra gita si pensa di visitare Macchia, una città di cui si hanno notizie sin dal XII secolo, inizialmente chiamato solo Macchia, nel tempo poi cambiò denominazione in Macchia Valfortore, le notizie più antiche sulla città risalgono al periodo Aragonese:il primo feudatario fu Antonio Colla o del Colle, ed è relativo al periodo databile 1443, menzionato in un rapporto diplomatico nei primi anni del XVI secolo ed era feudo della famiglia Regina indigena del Reame, già nota dai tempi dei Normanni, assunse poi il nome Valfortore per differenziarla  dai tanti Macchia.

Nel 1618, Macchia Valfortore, divenne Feudo dei Gambacorta nobilissima famiglia di origine Tedesca, unico superstite del succitato patrimonio un prete, il quale gettò alle ortiche la veste talare, sposando Felicia Spinelli.

Di stile prettamente rinascimentale il Palazzo Marchesale dei Gambacorta e la Chiesa di San Nicola, al cui interno abbiamo ammirato elementi architettonici e opere diverse come la speciale cappella, con le sue eleganti decorazioni vegetali, il pannello della “Crocifissione” e i dodici busti degli Apostoli, che circondano l’altare ligneo, risalenti al XIV secolo, dopo la visita della Chiesa, abbiamo imboccato un lungo e ombreggiato viale alberato siamo arrivati al Lago di Occhito.

Una lunga sosta, seduti sotto gli alberi a goderci la frescura del lago a ritemprare le nostre gambe, e a riflettere su tutte le cose belle che abbiamo visionato durante la gita, ci siamo incamminati piano, lungo l’ombreggiato viale, salire sul pullman e riprendere il viaggio per il rientro nella nostra città di provenienza, salutando con il pensiero  i luoghi visitati.

Anna Sciacovelli

Redazione TgYou24.it

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