I figli della terra

I figli della terra

La presentazione incontro si terrà presso l’Hotel Ambasciatori, sarà presentato il libro della poetessa, Anna Santoliquido, di origine Lucana. Questa è la recensione scritta, della giornalista Anna Sciacovelli: “Esaminando i rapporti interni, il sistema di significati, efficaci, di messaggi, di simboli della poesia di Anna Santoliquido, si avverte subito il trovarsi di fronte- per la stessa facile captatio da parte del lettore- ad una visione del mondo e delle cose, composta con un blocco espressivo molto accessibile a tutti.

In quest’opera prima, di Anna Santoliquido dal titolo “I Figli della Terra”, libro nel quale è molto facile, avvertire, uno stato di tensione, che è poi- sul piano morale –estremo rigore, nell’uso della parola, del verbo, della frase e, in pari tempo, estrema franchezza, nel comunicare e trasmettere, il messaggio della propria condizione esistenziale, che, saldando il rapporto medesimo, tra poesia e vita, lo inglobano a vantaggio  di un salto di civiltà.

Tutto ciò nella constatazione, che vi è una trasformazione in atto, una rottura dei tempi al quale, il poeta deve guardare e osservare, non già con l’occhio a un futuro immaginato perfetto e concluso, ma con l’occhio, la mente, la ragione, la parola, il cuore stesso, volti alla civiltà presente.

Amo il non essere/ Più dell’essere/e tuttavia/ abbraccio il presente/ più del futuro.

Proprio per questo Anna Santoliquido, lucana, ritorna,

Nella sua terra/dove piccina/all’ombra di una grande guercia/ incrociava ghirlande/ di spighe e di papaveri.

Vi ritorna per catturare il sorriso delle rughe materne.

Per respirare/nelle case di  pietra

Aria di dignità/ la dignità/ delle pietre ferite/per scoprire/il…passato/e dare un senso/al…presente.

Vi ritorna oggi, come donna impegnata nella scuola, col teatro, all’Università, per immergersi nel dolore della sua gente- a dirla con Palazzeschi- per portare alla superficie, mostrandoli elegantemente fra le dita, i coralli della disperazione: Imploriamo le aquile/ di donarci/ le loro ali/……respireremo/ nello spazio.

Vi ritorna, per discoprire lo stato oggettivo (naturale, storico, sociale) della sua terra e della sua gente.

La miseria/ è intrisa di disperazione/…Stringe i pugni/.

Per non cadere.

L’emigrante/ è braccato in patria/ un estraneo in terre lontane/un forestiero al suo ritorno.

Vi ritorna.

E, in lei, un attimo di paura, d’incertezza, di delusione, di dolore:

Forse è meglio/ Sedersi su una pietra/ed aspettare.

Ma, è solo, il suo, un attimo di paura, d’incertezza, di delusione, di dolore.

Quasi una sosta, poi la lettura interna continua, una sorta di autobiografia morale del poeta, della sua gente, del Sud nella quale tutto ha diritto al canto, senza equivoci di “nostalgia”, senza evocazioni a comando (il tramonto, le nuvole, l’acquila selvaggia, le mani del nonno, il giorno dei morti, il padre, la mietitura, la madre, la casa di pietra.) Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Giuliana Brescia, Carlo Francavilla e tanti altri. Solo nomi? Riferimenti puramente geografici?

Nessuna indicazione, vorrei dare nel caso di Anna Santoliquido, nella cui poesia anche il riscatto dei materiali linguistici, è mezzo e diventa l’unico mezzo, per un riscatto non immaginario, non utopistico ma vero, della gente della Lucania, della sua gente.

Riscatto, che si appalesa, a conti fatti, coscienza d’essere, di esistere, voce mai gridata ma appena accennata, dal dentro, perché.

Forse un giorno lontano/

E non può essere utopia, non è certamente utopia,

Il grembo/ partorirà/ una vigilia.

Quel giorno la voce del poeta potrà ancora cantare.

Della bellezza/ della vita/ e dell’amore.

Quel giorno anche Anna si alzerà dalla “pietra” sulla quale è stata per troppo tempo seduta ad aspettare, riprenderà a camminare, a lottare, a ricercare e cantare le sue “armonie”.

No…Non può essere utopia.

E il Cristo di Forenza non avrà più il capo chino con i segni di dolore. Quel giorno, in Lucania rintocchi di campane a festa, intrecceranno ghirlande.

Coi numeri/ e coi versi./

di Leonardo Sinisgalli.

Anna Santoliquido riprenderà a camminare, a lottare, a ricercare e cantare le sue “armonie”.

Termino, con un consiglio ad Anna che è quello, di continuare a credere nella poesia, nella poesia dico, non significa eludere le responsabilità del nostro vivere con gli altri, ma essere convinti che il linguaggio poetico sia inconfondibile e sia  insostituibile: in modo che, quando non la rifiuta, la ignora o la isola, essa costretta a verificare il senso della sua stessa  sopravvivenza.

Recensione da me scritta il 21 dicembre 1981

Anna Sciacovelli

Redazione You Donna

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