Droga, come funziona Tor Bella Monaca: la piazza di spaccio più grande di Roma. Si ordina via WhatsApp

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Droga, come funziona Tor Bella Monaca: la piazza di spaccio più grande di Roma. Si ordina via WhatsApp

Tor Bella Monaca vengo solo a lavorare» dice uno dei pusher fermati dai “Falchi” della Squadra Mobile di Roma. Andrea Proietti, commissario capo della Polizia spiega meglio cosa significa: «Quasi tutti gli spacciatori che vede nelle piazze di Tor Bella Monaca non sono figli di persone che abitano nel rione, vengono da fuori e hanno piccoli precedenti. Considerano le case popolari alla stregua di una fabbrica, un’azienda, un’officina dove andare a lavorare. Seguono un orario di lavoro e poi vanno via». E in molti casi sono minori a timbrare il cartellino (il Lazio detiene il primato di minorenni coinvolti nel traffico di stupefacenti, 185).

Tor Bella Monaca è la centrale di spaccio più grande della capitale, seguita da San Basilio. E sono anche i posti dove si concentrano le operazioni antidroga. Nel 2016 ce ne sono state 4030 in tutto il Lazio, più che in tutto il resto d’Italia. In via dell’Archeologia e dintorni si registra il primato nazionale dei sequestri di hashish, la droga più sequestrata a Roma e anche quella direttamente gestita dalle famiglie criminali romane (a differenza di cocaina e eroina, i cui broker sono per lo più calabresi e albanesi) secondo la Direzione Centrale Servizi Antidroga. Le principali vie di ingresso sono il porto di Civitavecchia e l’aeroporto di Fiumicino. Da lì la droga arriva nelle borgate romane. Che dà lavoro a migliaia di persone.

Uno dei sovrintendenti più esperti della sezione «Falchi» di Roma, Andrea Piersanti, ci mostra tutta la filiera: sentinella, spacciatore, «camminatore» o «traghettatore» (colui chi prende l’ordine del cliente e va a prelevare le dosi), cassiere. Poi ci sono i rifornitori, per lo più ragazzini con il motorino che trasportano piccoli quantitativi di droga dai siti di stoccaggio alle piazze. Li vediamo sfrecciare sui caratteristici ballatoi per arrivare velocemente da una piazza all’altra. Ce n’è una ogni cinquanta metri e mediamente ci lavorano dalle quindici alle venti persone. Ogni androne sta a delimitare una nuova gestione e una diversa famiglia che controlla. La Polizia ci indica alcune delle case popolari in cui la droga viene soltanto lavorata e impacchettata. Hanno tutte una pensilina in plexiglas alla finestra e condizionatori di ultima generazione. «Sono lavori che in un quartiere così povero solo in pochi si possono permettere. E’ una caratteristica di chi è inserito nel traffico di droga, segnalano al resto del quartiere che sono un gradino sopra gli altri».

Altra manovalanza si preoccuperà poi di nascondere i panetti di droga presso le «rette», famiglie insospettabili a cui viene chiesto di nascondere lo stupefacente in casa. «Nei mesi scorsi abbiano notato che alcuni pregiudicati di Tor Bella Monaca avevano tentato di esportare questo sistema anche in borgate limitrofe, come al Tiburtino III – spiega Proietti – Dopo aver subito venti arresti consecutivi hanno smantellato la piazza di spaccio ma ancora resistono con le consegne a domicilio». Arrivano con le auto, girano lentamente per il quartiere, come i venditori ambulanti. Per chi deve rifornirsi basta un segnale, anche un lenzuolo steso sul balcone, loro si fermano, fanno lo scambio e poi ripartono. Nei quartieri del centro storico, invece, il rifornimento avviene tramite corriere. «Non si vedono spacciatori in giro. Fanno l’ordinativo con un messaggio whatsapp e da Tor Bella Monaca parte il ragazzino con il motorino come se fosse un fattorino di una catena di ristorazione».

 

 

lorena fantauzzi

Redazione TgYou24.it

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